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Merkel: trattiamo Ma per Schäuble l’uscita dall’euro non è un dramma

«Dove c’è una volontà, c’è una via». Ieri la cancelliera Angela Merkel, parlando nel Bundestag, ha fatto ricorso a un’antica massima cinese, ideata da Zhou Chu, ufficiale e funzionario alla corte della Dinastia Jin. Il suo discorso e il suo appello erano rivolti al premier ellenico Alexis Tsipras: «Se il governo greco mostra questa volontà un accordo con i suoi creditori è ancora possibile». La «volontà», uno slancio politico per risolvere una crisi che sfugge alla sola logica economica. I deputati della Cdu, il partito della Cancelliera, hanno ascoltato, hanno applaudito, ma rosi dal dubbio, tormentati dai ragionamenti severi, inflessibili ascoltati tante volte dal ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble. 
Da sei anni la Cancelliera e il suo ministro formano un ticket leader nell’economia tedesca e in quella europea. Insieme hanno fondato e imposto la dottrina e la prassi del rigore finanziario: il rispetto delle regole, i tagli alla spesa, l’austerity. Tutto per la difesa della moneta unica e, in ultima analisi, della stessa costruzione europea. Ma ora che il rischio di una frattura dell’euro è concreto, ora che la sinistra radicale di Atene non si ferma, ora che sta arrivando il momento ultimo della decisione, Merkel e Schäuble, gli indissolubili, si trovano su posizioni diverse. Fosse per il settantenne titolare delle Finanze, la partita sarebbe già finita. «Prepariamoci all’uscita di Atene» ripete sui giornali e ai parlamentari. All’estero Schäuble è spesso raffigurato come un uomo senza sentimenti, si potrebbe dire una specie di Suslov, il gelido ideologo del Pcus negli anni di Breznev. Basta sostituire il «rigore finanziario» al marxismo-leninismo e il gioco è fatto. Ma la caricatura è sbagliata, perché non si è mai potuto misurare il consenso di Suslov, mentre quello di Schäuble sì, eccome. Il 58% dei tedeschi, secondo l’ultimo sondaggio pubblicato due giorni fa da YouGov, la pensa come il ministro: non c’è più nulla da fare, la Grecia tornerà alla dracma. Secondo il settimanale «Spiegel», anche larga parte del gruppo parlamentare della Cdu appoggerebbe le sue opinioni. Per non parlare della Bundesbank. Eppure la Cancelliera tiena ancora aperta «la via». E Tsipras e i suoi, per il più curioso dei paradossi, dopo averla attaccata per mesi, adesso la invocano al al tavolo del negoziato.
Nel 1998 Schäuble, che era già stato ministro dell’Interno nel governo di Helmut Kohl, ricopriva l’incarico di presidente della Cdu. Chiamò l’allora quarantatrenne Angela Merkel, soprannominata «la ragazza» al suo fianco, come segretario generale. Due anni dopo, Schäuble fu invischiato in uno scandalo sulle donazioni ricevute dal partito. Merkel prese il suo posto, cominciando la scalata fino alla Cancelleria, dove approdò nel 2005. L’ex «ragazza» ripescò il suo antico sponsor, nominandolo ministro dell’Interno e poi, nel 2009, delle Finanze.
Da allora la gerarchia del ticket non è più stata messa in discussione. E certamente non la cambierà il dossier greco. Ma la Cancelliera sa perfettamente che le battute, l’insofferenza di Schäuble hanno vasta risonanza nel Paese. Fosse solo per lei, probabilmente avrebbe già fatto il passo decisivo, accettando la ristrutturazione del debito ellenico, con lo stesso spirito, la stessa «volontà» politica con cui ha dato il via libera al «quantitative easing» di Mario Draghi, ignorando le riserve dell’establishment tedesco. Ma stavolta è più complicato: ha bisogno che anche Tsipras percorra un tratto di strada, scontendando gli Schäuble di casa sua.
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