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Merkel: sull’easing decide la Bce

Una misura, quella del Quantitative easing (Qe) decisamente impopolare in Germania.

«La Bce è indipendente. E non parlerei di settimana decisiva per l’euro. La sua azione comunque non deve compromettere l’attuazione delle riforme», ha dichiarato ieri il cancelliere, un riferimento abbastanza chiaro al titolo del giornale popolare “Bild”, che aveva parlato di «settimana fatale» per l’euro, tra il consiglio dell’istituto di Francoforte e le elezioni di Grecia di domenica prossima. Ancor prima della decisione della Bce, è già iniziata in Germania una campagna mediatica anti-Qe, la sigla del quantitative easing, il programma di acquisto di titoli pubblici. Oltre alla “Bild”, che lamenta la prossima svalutazione dell’euro per effetto delle mosse della Bce, è intervenuto ieri il conservatore “Frankfurter Allgemeine Zeitung” con un editoriale dal titolo inequivocabile: “No, Dottore Draghi” (in italiano).
La stessa signora Merkel, con la quale Draghi si è incontrato la settimana scorsa, non si è finora espressa pubblicamente sul piano e probabilmente eviterà di farlo, mentre nel caso dell’altro piano Omt, due anni e mezzo fa, nel pieno della peggior crisi esistenziale dell’euro, aveva sostenuto apertamente il presidente della Bce.
Il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble ha fatto finora commenti indiretti, lamentando che nell’eurozona c’è già troppa liquidità, mentre diversi esponenti dello stesso partito democristiano del cancelliere e del ministro hanno già espresso la loro opposizione. Il lancio di un’altra causa legale, come quella contro l’Omt, davanti alla Corte costituzionale tedesca, è pressoché certo. La Bundesbank è apertamente schierata sul fronte avverso ed è quasi scontato che il suo presidente Jens Weidmann e l’altro membro tedesco del consiglio, Sabine Lautenschlaeger, che fino all’anno scorso era la sua vice, votino contro il Qe.
E questo nonostante, dopo aver a lungo rinviato una decisione, consapevole dell’opposizione tedesca e influenzato da previsioni troppo ottimistiche del proprio staff, Draghi, per venire incontro alle rimostranze della Germania, abbia pensato di far ricadere almeno una parte del rischio degli acquisti sulle banche centrali nazionali, che dovrebbero ciascuna comprare solo titoli del rispettivo Paese, e quindi attenuare la preoccupazione tedesca di dover pagare per il debito altrui.
In questo modo, seppure non dovesse ottenere l’approvazione tedesca, Draghi potrebbe cercare di limitare il dissenso, tentando di convincere altri consiglieri, come il governatore della Banca centrale olandese Klaas Knot, e quelli della Slovacchia e dei Paesi baltici, che spesso sono in sintonia con la Bundesbank.
Non è del tutto escluso che la Bce possa annunciare giovedì l’approvazione del Qe, lasciando una serie di dettagli alla riunione successiva, quando, fra l’altro, non sarà più suscettibile di influenzare le elezioni in Grecia.
Chi non ha dubbi è il presidente francese François Hollande, che ieri ha dichiarato che «la Bce prenderà la decisione giovedì di acquistare titoli di Stato, il che fornirà notevole liquidità all’economia europea e creerà un movimento favorevole alla crescita». Sulla questione è intervenuto anche il direttore del Fondo monetario Christine Lagarde, che da tempo sollecita la Bce a fare il Qe. «Più efficace è, e più mutualizzazione c’è, meglio è», ha detto, schierandosi quindi a favore del fatto che il rischio dell’operazione resti condiviso, come avviene normalmente nella politica monetaria, come ha ricordato di recente anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Secondo molti osservatori, la mancata condivisione del rischio potrebbe creare un contraccolpo sui mercati a sfavore dei titoli periferici, Italia in primis, e sarebbe comunque un segnale di frammentazione dell’area euro.
Sui mercati prevale l’ipotesi che la Bce si prepari ad annunciare acquisti di titoli pubblici per almeno 500 miliardi di euro, entro un anno o a 18 mesi, con la possibilità, dopo un periodo di verifica soprattutto dei risultati in termini di maggiore inflazione, di riaprire l’importo, un po’ come ha fatto la Federal Reserve con l’introduzione di Qe2 e Qe3 dopo la prima tornata di quantitative easing.
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