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Merkel-Sarkozy, schiaffo all’Italia ultimatum su crescita e debito

di Luigi Offeddu

BRUXELLES — «Una risata vi seppellirà», gridavano i suoi connazionali studenti nel maggio 1968, a Parigi. E questa sua risatina, ora? Chi vuole o può seppellire stasera, al vertice Ue, il presidente francese? Perché è un sorriso sornione o meglio sardonico, la risposta che Nicolas Sarkozy offre a chi gli chiede di Silvio Berlusconi e dell'Italia. Giornalista francese: «Vi ha rassicurato monsieur Berlusconi sull'Italia, sulle sue riforme?» Silenzio. Sarkozy ballonzola sulle gambe come un pugile peso piuma. Occhi al cielo. Bocca serrata in una piega all'ingiù, in quel ghigno divertito. E ancora Sarkozy che allarga le braccia e fissa a lungo Angela Merkel, pure lei sorridente lì accanto, come a dire: «Adesso chi risponde?». Tre, cinque secondi sospesi nel vuoto, poi una prima risposta arriva: «Abbiamo fiducia nell'insieme delle autorità italiane, nelle istituzioni politiche, economiche e finanziarie del paese…». «Sì — dice ancora la Merkel — il capo del governo di questo grande paese è il nostro interlocutore e contiamo su di lui». Ma già serpeggiano altre risatine in sala, dove siedono cento giornalisti di tutta l'Europa. Uno di loro, un francese veterano delle istituzioni europee: «In tanti anni passati qui, non ho mai visto un Paese mortificato in questo modo. Chissà domani sui mercati….».
Il vertice dei capi di Stato e di governo della Ue ha preso così una svolta imprevista, in una sonnolenta domenica di novembre. Che l'Italia fosse sotto il lentino del microscopio, ormai al posto di Spagna o Portogallo, lo pensavano tutti. Così non ha stupito più di tanto il monito di Herman Van Rompuy, presidente stabile della Ue, dopo i ripetuti colloqui con Berlusconi: «Chiediamo all'Italia un considerevole sforzo, con la certezza che sia pronta a farlo. Oggi, non abbiamo preparato la riunione di questa sera ma quella di mercoledì». Mercoledì, cioè fra 3 giorni, al prossimo vertice già fissato, servono «rassicurazioni» da Roma: e se non è un ultimatum, poco ci manca. Ancora Van Rompuy, infatti: «Abbiamo chiesto rassicurazioni sul fatto che le coraggiose misure che l'Italia ha preso siano anche attuate in tempi brevi… Mi riferisco alla riforma del mercato del lavoro, dell'impresa pubblica, le privatizzazioni, alla riforma della giustizia, alla lotta alle frodi fiscali. Lavoriamo a braccetto con l'Italia perché i Paesi membri dell'Unione e gli investitori si rassicurino sul fatto che l'Italia mantenga quanto ha promesso». Lo stesso — meno debito, più crescita — ha chiesto anche la cancelliera tedesca: «L'Italia è un Paese molto forte economicamente, ma è anche fortemente indebitato e questo indebitamento deve essere ridotto in modo credibile e sostenibile in pochi anni: ecco ciò che ci attendiamo da lei».
Tutto ciò era dunque previsto. Ma non il resto, cioè quella conferenza stampa Merkel-Sarkozy in cui si è parlato un po' di tutto: ma quando si è nominata l'Italia, sulle voci hanno prevalso i sorrisi e la mimica sarcastica, che fossero o no volontari. Si comincia con un'ora e mezzo di ritardo, per le discussioni in corso fra i leader. Merkel in pantaloni e giacca violetta con filo d'argento al collo, Sarkozy in giacca e cravatta blu. Dietro di loro, le rispettive bandiere con quella della Ue. Qui parlano i «grandi», e ci tengono a farlo capire: «Dove saremmo oggi — si chiede modestamente Sarkozy — se la Francia e la Germania non avessero deciso di assumersi insieme le loro responsabilità?». All'inizio, visi serissimi e parole scandite, distribuzione di pagelle europee: «L'Irlanda sta per uscire dalla crisi, il Portogallo va nella giusta direzione, la Spagna grazie al suo governo non è più nella prima linea». E l'Italia? E l'Italia, quando viene evocata, rompe il muro dei musi lunghi. «Abbiamo incontrato Berlusconi, incontreremo Papandreou…»: gli unici leader evidentemente meritevoli (o bisognosi) di un colloquio apposito con i «grandi»; e accomunati da due nazioni in crisi. Quando poi un giornalista italiano torna a incalzare la cancelliera e il presidente («Avete detto che avete fiducia nelle istituzioni italiane. Ma avete fiducia in Berlusconi?»), la parola torna alla diplomazia: «L'Italia è un importante partner dell'Eurozona» — dice Angela Merkel — e deve fare di tutto per essere all'altezza della responsabilità che è la sua». Però c'è ancora un ultimo goccio di aceto e lo versa Sarkozy: «Madame Merkel è responsabile della Germania e io della Francia, ma ci troviamo a dover prendere decisioni in favore di Paesi per i quali non siamo stati eletti».

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