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Merkel: ridurre i contatti del 75% e Natale non sarà in solitudine

Il lockdown iniziato ieri in Germania deve sfondare una soglia, raggiungere un traguardo numerico destinato a diventare il benchmark di questa pandemia: una media sotto i 50 casi di nuovi contagi per 100.000 abitanti su base settimanale, livello che consente il tracciamento. È stata ieri la cancelliera Angela Merkel, in una conferenza stampa ad ampio raggio convocata con strettissimo preavviso e svolta nella modalità che solitamente avviene una sola volta l’anno, a fissare l’obiettivo delle nuove «dure» misure di contenimento che «devono essere fatte» come un «frangiflutti» per contrastare l’ondata della pandemia.

Questo secondo lockdown, ha enfatizzato più volte la cancelliera in quello che è suonato come il suo ennesimo appello alla responsabilità individuale dei cittadini, è «necessario» perché solo così si ridurranno i contatti e di conseguenza si abbatteranno i nuovi contagi: una strategia di contenimento dei nuovi casi che, ha detto Merkel, serve ad evitare di raggiungere il tetto massimo oltre il quale gli ospedali inizieranno ad essere sovraffollati, si verificherà «un’acuta situazione di emergenza ospedaliera», «un’eventualità che il governo non si può permettere».

I nuovi contagi per 100.000 abitanti a cadenza settimanale sono attualmente 127,8 e «dobbiamo scendere», ha esortato seria, su questi livelli i «tracciamenti da parte del sistema sanitario non sono più possibili», per il 75% dei casi ha detto in tono allarmato la cancelliera «non si riesce a tracciare dove e come si sia verificato il contagio». Cioè non si riesce a ricostruire la «catena dei contatti».

«Dovete ridurre i contatti da 4 a 1, il 75% in meno», ha chiarito la cancelliera rivolgendosi evidentemente a quella parte della popolazione dove serpeggia il negazionismo, lo scetticismo, la mancanza di comprensione sull’opportunità delle nuove misure di contenimento, che «servono all’economia».

La fissazione di un traguardo numerico predeterminato introduce da ieri un elemento in più e decisivo, maggiore trasparenza ma anche ineluttabilità perché il mancato raggiungimento dell’obiettivo lascerà aperta la porta al governo a nuovi lockdown e all’estensione delle misure di contenimento, fino a quando il livello “sotto quota 50” non sarà raggiunto e poi via via mantenuto. La cancelliera ha detto infatti che tra due settimane, il 16 novembre, il governo e i presidenti degli Stati-regione valuteranno i risultati conseguiti fino a quel punto: ha intendere che una ulteriore stretta è possibile per centrare un obiettivo così importante, legato ai tracciamenti e quindi alla possibilità di circoscrivere i contagi e domare la curva.

È anche per questo che sarà un Natale con le misure del coronavirus, «ma non dovrà essere un Natale in solitudine». E a capodanno «non credo potranno esserci feste chiassose a San Silvestro», ha pronosticato la cancelliera, sottolineando che «comportamenti ragionevoli a novembre permetteranno più libertà a dicembre». Ma anche aggiungendo che i prossimi quattro mesi saranno duri, e che per avere successo servirà la partecipazione di tutti, il rispetto da parte di tutti delle regole e delle restrizioni perché la pandemia è arrivata a un punto in cui il distanziamento, le accortezze sull’igiene non sono più sufficienti.

La Merkel, in una conferenza stampa durata quasi 90 minuti e durante la quale ha risposto a tutte le domande con pazienza e gesticolando più del solito, ha caricato i suoi messaggi di una drammaticità senza precedenti. Ha abbinando i numeri e le statistiche che crescono in maniera «esponenziale» e l’evidenza scientifica che lei come fisica considera «definitiva» – per esempio il malati di Covid in terapia intensiva sonno più che raddoppiati nell’arco delle ultime due settimane – a una visione d’insieme di portata storica: «la luce alla fine del tunnel è abbastanza lontana», ha detto con franchezza. «Questa è come una catastrofe naturale, una pandemia come questa accade ogni cento anni».

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