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Merkel prova a spegnere le ostilità Grecia-Germania Tsipras invitato a Berlino

Angela Merkel e Alexis Tsipras scendono in campo per provare a fermare le pericolosissime polemiche sull’asse Atene-Berlino. La Cancelliera, di fronte all’ennesima giornata al calor bianco tra i due Paesi, ha preso il telefono e invitato il premier ellenico in Germania per un bilaterale, in programma lunedì prossimo. Il leader di Syriza ha accettato immediatamente mentre tutti a Bruxelles si augurano che il faccia a faccia tra i due serva ad abbassare i toni di uno scontro arrivato ormai al livello di guardia. «Il governo ellenico mente ai suoi cittadini e ha distrutto la fiducia dell’Europa», ha affermato ieri senza mezzi termini il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, decisamente sopra le righe. «Ho detto a Tispras che deve smettere di scherzare con il fuoco — gli ha fatto eco il presidente del Consiglio d’Europa, Donald Tusk — . Ha bisogno di altri miliardi di euro e non può continuare a insultare gli unici che possono darglieli».

Il lavoro dei pompieri europei non è facile: il 59% dei tedeschi, secondo un sondaggio di You-Gov, vuole la Grecia fuori dall’euro (erano il 40% una settimana fa) e solo il 23% è favorevole a tenerla nella moneta unica. Una forbice destinata probabilmente a crescere ora che ad allargare il solco tra Atene e Berlino ci si è messo pure il (presunto) dito medio di Yanis Varoufakis. La rete tv tedesca Ard ha riciclato un video del 2013 in cui apparentemente il ministro ellenico (allora un semplice economista) racconta a modo suo la ricetta con cui avrebbe salvato il Paese: «La mia idea era che già nel 2010 si dovesse semplicemente annunciare il default all’interno dell’area euro come ha fatto l’Argentina — spiega nella clip — mostrando il dito ai tedeschi e dicendogli: «Bene… ora il problema ve lo risolvete voi». Frasi in libertà, accompagnate da un inequivocabile dito medio della mano sinistra alzato verso la platea. «E’ un video falso — si è difeso con i denti Varoufakis in collegamento diretto con la trasmissione — . Mi sorprende che voi pensiate possa essere autore di un gesto del genere». La Ard, da parte sua, ha ribadito dopo aver consultato alcuni esperti, che il video «sarebbe autentico». Si vedrà. Di sicuro, dita a parte, il rischio che un incidente legato a queste polemiche faccia saltare prima del traguardo i negoziati per tenere la Grecia nella moneta unica è altissimo. «Noi manderemo avanti il nostro programma elettorale e lo rispetteremo fino in fondo», ha detto ieri Alexis Tispras che già questa settimana potrebbe fare approvare in Parlamento misure umanitarie (luce gratis, casa e cibo sovvenzionati) per le famiglie più povere con una spesa di 200 milioni. «L’uscita di Atene dell’euro è facilmente gestibile — ha minacciato il ministro alle finanze belga Johan Van Overtveldt — e come me la pensano in molti nell’eurogruppo». Colpi bassi cui ha cercato di mettere una toppa Jean Claude Juncker: «E’ vero che non esistono più rischi sistemici — ha confermato ieri — . Ma c’è pure da tenere presente le tremende difficoltà che stanno affrontando i greci».
I negoziati, intanto, continuano a rilento dietro le quinte. Atene ha pagato ieri un’altra tranche di 588 milioni di prestiti al Fondo monetario. «Sono convinto che arriveremo a un accordo al summit Ue di giovedì e venerdì », ha detto uno Tsipras forse fin troppo ottimista, ribadendo che «il Paese non ha alcun problema di finanziamenti». L’avanzo di liquidità nelle casse del governo a febbraio — calcola la Banca di Grecia — è sceso a 563 milioni di euro dagli 1,4 dello scorso anno. Colpa di un crollo di un miliardo delle entrate fiscali compensato dallo stop alle spese pubbliche che non sono stipendi e pensioni. Situazione che comunque non può durare a lungo. Per far quadrare i conti il governo ha predisposto una norma che consente al governo di mettere mano alla liquidità dei fondi pensione. Ma dopo aver finito di grattare il fondo del barile la Grecia sarà costretta a chiedere nuovi prestiti ai creditori o a convincere la Bce a sbloccare nuovi fondi d’emergenza.
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