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Merkel promuove l’Italia «Riforme straordinarie»

di Paolo Lepri

BERLINO — Angela Merkel promuove a pieni voti l'Italia di Mario Monti e si concede perfino una battuta, per scusarsi di avere violato il mito della puntualità tedesca. «Non abbiamo litigato. È che avevamo molte cose di cui parlare», dice con un sorriso ai giornalisti che attendevano da tre quarti d'ora l'inizio della conferenza stampa in cancelleria. Poi arrivano le parole di elogio, chiare e senza sfumature. «Sono state prese misure di straordinaria importanza e rilevanti, sia in termini di velocità che di contenuti. Queste riforme rafforzeranno l'Italia e miglioreranno le sue prospettive economiche».
Meglio di così, quindi, non poteva andare per il presidente del Consiglio che ha lodato anche lui la «maturità» con cui gli italiani hanno accettato i sacrifici che sono stati loro chiesti. «L'Europa — è stato il suo ragionamento — non deve più temere che l'Italia possa essere una fonte di contagio nella crisi. Anzi, può contare su di noi, insieme a Germania e Francia e agli altri Paesi dell'Unione per promuovere la stabilità e la crescita». A questo punto, aggiunge, devono calare gli alti tassi di interesse per i titoli italiani «che sono giustificati quando c'è sfiducia, ma non sono più comprensibili quando anche dai mercati si esprime apprezzamento per gli sforzi che l'Italia sta facendo».
Monti ha spiegato alla Merkel tutto ciò che il governo ha fatto e vuole fare. Sembrano ormai lontane le diffidenze che avevano caratterizzato i rapporti con la Germania nell'ultima fase dell'epoca berlusconiana. «C'era un'atmosfera eccellente e abbiamo ricevuto molto apprezzamento per il nostro operato. Siamo stati ascoltati con grande attenzione» conferma, parlando con il Corriere il ministro degli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, che ha accompagnato il presidente del consiglio a Berlino insieme al vice ministro dell'Economia Vittorio Grilli. In particolare, Monti ha spiegato che l'intervento sulle pensioni è già in vigore, che l'accordo internazionale sul Fiscal Compact, a conclusione del negoziato di Bruxelles (la cancelliera è ottimista sul raggiungimento un'intesa politica già in occasione del Consiglio europeo del 30 gennaio, ieri anticipato al 29, per via di uno sciopero), verrà ratificato con una procedura parlamentare ordinaria a una sola lettura, che la legge costituzionale che prevede l'obbligo della parità di bilancio è a oltre metà del suo cammino. Insomma, l'Italia si muove con determinazione. E lo dimostrerà, ha spiegato, anche in quella che è stata definita la «fase due» dell'azione di governo, quella delle liberalizzazioni.
Esaurito il discorso su quelli che i tedeschi chiamavano in passato «i compiti a casa», il discorso non poteva non toccare i temi dello sviluppo e della crescita, già al centro dell'incontro di lunedì scorso tra la Merkel e Sarkozy, anche in previsione del vertice trilaterale di Roma del 20 gennaio. La cancelliera, che appare più disponibile del passato su questo tipo di priorità, ha ricordato la possibilità di utilizzare i fondi strutturali europei per incoraggiare l'occupazione e ha dato un importante segnale per accelerare la creazione del nuovo Meccanismo di stabilità finanziaria europea (Esf) che sostituirà il fondo salva Stati.
Riguardo alla possibilità di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie, la Merkel ha confermato di immaginarla «personalmente» anche a livello di eurozona. Ma questa posizione non è condivisa dagli alleati liberali. «In un governo — ha aggiunto — è essenziale che tutti i partner siano d'accordo». Per un'intesa «a 27» anche l'Italia: il no del governo Berlusconi è stato messo in soffitta. E Monti, che è stato «studente del professor Tobin», ha strappato molti sorrisi ricordando che lo stesso economista parlava della sua creazione come di «un mostro di Lochness che si vede, scompare, riappare». «Certo è — ha sottolineato — che oggi ha molto più senso di altri momenti».
Che il clima della giornata fosse stato molto disteso lo si è capito poi anche dall'intervista che la cancelliera ha concesso alla Rai. «Dalla crisi — ha detto — i popoli europei usciranno più vicini, non più distanti». La Merkel si è impegnata perché la Germania sia «comprensiva nei confronti degli altri Paesi», ma ha messo in rilievo che «anche gli altri Paesi devono cercare di capire quello che viene pensato da noi». Solidarietà e rigore, quindi, sono coniugabili. Unico appunto, alla allieva (o secondo alcuni ex allieva) di Helmut Kohl non piace sentire dire che la Germania deve essere «generosa» perché l'Europa lo è stata con lei all'epoca della riunificazione. «Senza l'unità tedesca — ha detto durante la conferenza stampa — non sarei qui davanti a voi». E la voce le è tremata per un momento.
 

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