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Merkel, più soldi per salvare l’euro

Una parentesi rilassante allo stadio in attesa di una difficile maratona sul bilancio europeo: Angela Merkel e François Hollande si sono incontrati per mezz’ora prima del fischio di inizio dell’amichevole Francia-Germania. Una chiacchierata per confermare la volontà comune, malgrado qualche divergenza, di arrivare oggi a Bruxelles per trovare un compromesso a 27. La cancelliera, prima di partire da Berlino, ha fatto un passo importante. Una fonte governativa anonima ha fatto sapere che «il governo federale sa bene qual è la sua responsabilità nella ricerca di un accordo. I versamenti della Germania aumenteranno e il saldo netto tedesco sarà meno buono, lo sappiamo. E’ anche opportuno per ragioni di solidarietà». Ma questo, non basterà, avvertono a Berlino: «La soluzione non arriverà sotto la forma di un assegno tedesco». Ci vuole l’impegno di tutti ed è evidente che l’uomo che ha in mano il successo o il fallimento del vertice di oggi e domani è il sempre più euroscettico David Cameron, che più di altri chiede tagli severi al bilancio comunitario.
La difficile discussione fra i 27 assomiglia a un’equazione con molteplici incognite. Se c’è chi chiede tagli, c’è anche chi chiede di correggere il sistema
di sconti di cui godono molti paesi del nord: Monti arriva a Bruxelles deciso a strappare una diminuzione del contributo netto pagato dall’Italia all’Ue e non esita a minacciare il veto italiano. I capi di Stato e di governo non potranno scontentare nemmeno l’europarlamento, il cui voto sarà vincolante e cui non piacciono i tagli. Tra Hollande e la Merkel, dicono i consiglieri dell’Eliseo, «non esiste un disaccordo profondo ». I due, insomma, non intendono essere responsabili di un eventuale fallimento. E se a Berlino pensano che un accordo sia «accessibile», si guardano però dal mostrarsi troppo ottimisti: tutti devono fare concessioni, ripetono instancabilmente gli uomini della cancelliera.
Prima di godersi la partita, Hollande e la Merkel hanno cercato di eliminare le reciproche incomprensioni: i due sembrano intendersi bene sul piano personale, ma le loro visioni politico — economiche sono spesso divergenti. E’ il caso del livello dell’euro: secondo Hollande, che riprende così una posizione costantemente sostenuta da destra e sinistra francesi, la moneta è sopravvalutata e il suo livello rischia di compromettere la ripresa. Una posizione isolata, che non è sostenuta nemmeno da Spagna e Italia, che vedono nel rafforzamento dell’euro la fine della crisi e il ritorno degli investitori internazionali verso i loro titoli pubblici. Anche la Germania si dissocia: «La politica dei cambi non è uno strumento adatto per migliorare la competitività. Dà solo uno slancio a breve termine», ha detto il portavoce della Merkel. Hollande, come il suo predecessore, non ha nessuna speranza di trascinare i tedeschi sul terreno delle svalutazioni competitive.

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