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Merkel più debole riceve Hollande

Una «sconfitta amara, dolorosa», ma che non cambia la linea della Germania in Europa. Il primo commento del cancelliere tedesco Angela Merkel dopo la débâcle elettorale di domenica nel Nordreno-Westfalia sembra non lasciare spazio a correzioni dalla rotta dell’austerità. Il primo test arriva subito. Stasera a Berlino, primo vertice franco-tedesco con il nuovo presidente François Hollande. Un incontro che servirà ai due leader per conoscersi, ma anche per cominciare a delineare i contorni dell’inevitabile compromesso sul tema austerità-crescita; forse un’appendice al fiscal compact, che consenta a entrambi di cantare vittoria. Tanto più che sui quattro aspetti presentati da Hollande come fondamentali (project bond per finanziare programmi infrastrutturali, più risorse alla Bei, sblocco dei fondi strutturali inutilizzati e tassa sulle transazioni finanziarie) non ci sono contrapposizioni tra Parigi e Berlino. Per la Germania, tuttavia, il rilancio della crescita continua a passare soprattutto dalle riforme strutturali, una volta garantito comunque il rigore di bilancio.
La signora Merkel è certamente sotto pressione, anche perché per far passare il fiscal compact nei due rami del Parlamento con la maggioranza richiesta dei due terzi ha bisogno del sostegno dell’opposizione di socialdemocratici e verdi. E questa, galvanizzata dal voto francese e ora soprattutto del Nordreno-Westfalia, ha intenzione di esigere un prezzo in termini di misure per la crescita. Non è un caso che i leader della Spd abbiano fissato una conferenza stampa per stamattina, a poche ore dall’incontro Merkel-Hollande, per annunciare le proprie richieste.
Il cancelliere non potrà ignorare il risultato di domenica come ha fatto con tutti i rovesci nelle amministrative degli ultimi due anni: nel Nordreno-Westfalia vive quasi un quarto dei tedeschi e si produce un quinto del reddito nazionale lordo. È vero però che i fattori locali sono stati decisivi: la popolarità del candidato socialdemocratico Hannelore Kraft, indicata ora, prematuramente, come l’anti-Merkel, e le gaffes del prescelto della signora Merkel, Norbert Röttgen. Il fatto che il Nordreno-Westfalia sia un Land altamente indebitato e che Hannelore Kraft, “regina del debito”, abbia chiesto un rientro morbido, non deve però necessariamente essere intepretato come un voto anti-austerità a livello nazionale. Una delle ragioni della grande popolarità del cancelliere è proprio il suo rigore di bilancio da brava massaia e l’intransigenza nel chiedere ai partner europei anzi tutto di “risparmiare”. Anche un falco come il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, ha ammesso però che la Germania potrebbe accettare un’inflazione più alta, per compensare la deflazione nella periferia Sud dell’eurozona, e aumenti salariali per favorire la domanda interna. A questo punto della crisi dell’euro, aperture probabilmente insufficienti.
A Parigi quella di oggi è una prima giornata particolarmente intensa per il neo presidente Hollande. D’altronde la pausa europea dovuta alle elezioni francesi è durata a lungo, troppo a lungo per i tempi che corrono. Il mondo aspetta, e bisogna riprendere rapidamente i fili della governance continentale. Alle 10 ci sarà la cerimonia del passaggio delle consegne all’Eliseo (senza i quattro figli avuti con Ségolène Royal e neppure i tre della compagna Valérie Trierweiler, primo evidente segno di discontinuità rispetto alla famiglia allargata con cui si presentò cinque anni fa Nicolas Sarkozy), poi gli omaggi a Jules Ferry (il padre della moderna scuola francese) e a Marie Curie, un bagno di folla all’Hotel de Ville (anche in omaggio al sindaco Bertrand Delanoë, che ha portato i socialisti alla guida della capitale e ci ha messo del suo nel successo parigino di Hollande) e subito dopo il trasferimento a Berlino.
Mentre il presidente sarà in volo, verrà comunicato il nome del nuovo premier (per la composizione del Governo bisognerà aspettare altre 24 ore), presumibilmente l’amico di lunga data Jean-Marc Ayrault, da 15 anni capogruppo alla Camera. «Un socialdemocratico alla tedesca», come l’ha definito un tempo lo stesso Hollande. Dopodomani, giovedì, il primo consiglio dei ministri. Che probabilmente si limiterà a varare il simbolico taglio del 30% degli appannaggi del presidente e dei membri del Governo. Per il resto, per i piatti forti, bisognerà aspettare un altro mese, dopo le elezioni legislative del 10 e 17 giugno. Quando arriveranno le misure significative sul rilancio dei consumi, ma anche sull’inasprimento fiscale.
La Commissione Ue ha appena annunciato che i conti del 2013 non tornano e Hollande non ha alcuna intenzione di spaventare i mercati. I quali peraltro si pronunceranno proprio giovedì, quando Parigi realizzerà un’emissione di medio-lungo periodo per circa 9 miliardi. Il probabilefuturoministro dell’Economia, Michel Sapin, ha escluso un rilancio della crescita sostenuto dal deficit, confermando l’obiettivo del 3% l’anno prossimo.

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