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Merkel-Monti: proteggeremo l’eurozona

ROMA — A concludere una settimana di forte sostegno all’euro, arrivano una telefonata fra Merkel e Monti e una dichiarazione d’intenti, molto netta, del presidente dell’Eurogruppo (i Paesi dell’euro), Juncker: «L’Eurogruppo è pronto a comprare titoli pubblici dei Paesi in difficoltà». Al centro della scena operativa c’è sempre la Banca centrale europea di Mario Draghi.
La cancelliera tedesca e il presidente del Consiglio italiano si sono sentiti sabato e hanno stabilito di farlo sapere ieri, probabilmente per stare più a ridosso della riapertura dei mercati. Merkel e Monti — riferisce Palazzo Chigi — «hanno convenuto che Germania e Italia prenderanno tutte le misure necessarie a proteggere l’eurozona». Inoltre, «hanno reiterato la loro comune richiesta che venga data attuazione alle conclusioni del Consiglio europeo del 28-29 giugno senza alcun ritardo». Merkel ha invitato Monti a Berlino nella seconda metà di agosto, Monti ha accettato.
Questa telefonata è il terzo tassello di una strategia di salvataggio messa in atto negli ultimi giorni. Prima il presidente Draghi, giovedì: «La Bce farà di tutto per salvare l’euro». Venerdì, assieme, il presidente francese Hollande e Merkel: «Pronti a tutto per l’euro». Sempre ieri, il lussemburghese Juncker ha dichiarato che i Paesi dell’euro «sono pronti ad agire di concerto con la Bce comprando titoli pubblici dei Paesi in difficoltà attraverso il fondo salva Stati Efsf». Juncker attacca la politica tedesca in un’intervista alla Sueddeutsche Zeitung: «Perché Berlino si permette il lusso di fare politica interna su questioni che riguardano l’Europa? Perché tratta l’eurozona come una sua filiale?». E aggiunge: «L’uscita della Grecia dall’euro non fa parte delle ipotesi di lavoro».
Da oggi si continua a stendere la rete di protezione. Arriva il segretario al Tesoro Usa, Geithner, per incontrare il ministro delle Finanze tedesco e il presidente Draghi. Draghi vedrà invece il presidente della Bundesbank, Weidmann, oppositore di una politica interventista della Bce. Giovedì, riunione del board Bce, dal quale si attendono decisioni chiave, come la ripresa di acquisto dei bond dei Paesi in crisi.
Le dichiarazioni politiche, fino a quella Merkel-Monti, servono a supportare l’azione di Draghi. Merkel è scesa in campo perché il pericolo della disgregazione dell’euro — è ormai chiaro — trascinerebbe nei guai anche la Germania. Ma Merkel deve mediare fra posizioni distanti in patria. Il vice cancelliere Rösler si è detto contrario all’acquisto di titoli da parte della Bce. La dichiarazione con Monti sull’applicazione delle decisioni del 28-29 giugno è subordinata, almeno riguardo la piena entrata in funzione del Fondo anti-spread (Esm), al verdetto della Corte costituzionale tedesca, a metà settembre.
Domani Monti sarà da Hollande all’Eliseo, poi andrà dai «duri» di Helsinki e infine a Madrid da Rajoy. Immersione in Europa, prima di calarsi di nuovo nei problemi italiani: tagli e razionalizzazioni non sono finiti. Oggi una prova importante sarà la collocazione di Btp a media e lunga scadenza per 3,5 miliardi.

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