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Merkel: «L’Italia troverà la strada»

BRUXELLES — Mario Monti, premier uscente, giungerà oggi a Bruxelles, per incontrarvi il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso. Spiegazione ufficiale: la preparazione del Consiglio europeo di marzo. Ma il vero piatto forte dell’incontro saranno probabilmente i risultati elettorali italiani. Anche perché è appena partito da Berlino un messaggio per Roma, e per tutta la Ue: «l’Italia troverà la sua strada». Angela Merkel, la cancelliera tedesca più volte tacciata di «ingerenza» da una parte dell’opposizione italiana, spende una parola per calmare l’onda di preoccupazione che si allarga in tutta la Ue. E dice anche che il voto tricolore non è stato una reazione negativa alle misure di austerità varate da Monti.
Nessuno in Europa lo aveva previsto, ciò che poi hanno gridato le urne: la preoccupazione viene da qui. E dal timore che il vagone italiano si stacchi dal convoglio dell’eurozona, in faticosa marcia sul binario dell’austerità.
Così il messaggio partito da Berlino si incrocia con un altro lanciato da Bruxelles: «Non cedete alle sirene del populismo». Questa volta, a parlare è il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso: «Spero che non seguiremo la tentazione di arrenderci al populismo per i risultati di un Paese…». In serata, Barroso telefona al Quirinale, al presidente Giorgio Napolitano. Per esprimergli la fiducia dell’Europa, così è stato spiegato. Ma alla fine, dichiarazioni e telefonate compongono un coro univoco, che tiene insieme la preoccupazione con l’imbarazzo: perché le istituzioni europee avevano scommesso su Monti, e temono ora che le sue riforme vengano abbandonate; e perché quelle stesse misure venivano considerate parte della comune strategia anticrisi. Anche Barroso, come Angela Merkel, esclude che le politiche di Monti abbiano fomentato la protesta: ma se anche così fosse, ricorda, non per questo si può parlare di riforme sbagliate. Anzi: «ambiziose e indispensabili», così le definisce un portavoce della Commissione europea, basate su «un’agenda che andava nella giusta direzione».
Perciò, è scontato il rispetto per la democrazia italiana in cui Bruxelles ha «piena fiducia» («non siamo preoccupati»): ma «domandiamo non per noi ma per gli italiani stessi» che si tagli ancora il debito pubblico «insostenibile», che «l’Italia rispetti i suoi impegni».
Il monito viene ripreso anche dal presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy: per l’Italia, «non c’è alternativa alle riforme… Tocca ai suoi leader politici formare un governo», garantendo così un argine di stabilità.
Da Copenaghen, anche il commissario Ue agli affari economici Olli Rehn parla di «quadro complesso»: ma «abbiamo fiducia nelle istituzioni e nella capacità del capo dello Stato di fissare la rotta e garantire che si continui ad affrontare le sfide che si presentano, in consultazione con le forze politiche del Paese e nel rispetto di ciò che stabilisce la Costituzione».
Il legame fra i destini dell’Italia e quelli dell’eurozona viene ribadito anche da Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo: «Quello che accade in Italia ha conseguenze in tutta la Ue». «Gli italiani hanno votato e ora sta ai partiti formare il governo»: ha affermato un portavoce della Casa Bianca.
Allibito invece il candidato cancelliere della Spd, il tedesco Peer Steinbrück: «Inorridisco per il fatto che abbiano vinto due clown», ha commentato. Secondo l’esponente socialdemocratico, uno è Beppe Grillo, l’altro «è definitivamente un clown con un alto livello di testosterone».
Ma non si parla solo di elezioni, a Bruxelles: una ricerca Eurostat ha svelato ieri che nel 2011 un terzo dei bambini e ragazzi italiani sotto i 18 anni, il 32,3%, è stato a rischio di povertà. La media Ue è del 27%.

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