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Merkel, la svolta dopo il trionfo “Il rigore da solo non basta ora per l’Europa una nuova fase”

BERLINO — In Europa il rigore non basta, ci vuole la svolta per più competitività, e ne parlerò subito con i colleghi e amici partner dell’eurozona, e non escludo che la Germania debba spendere ancor più insieme agli altri big della Ue per salvare la moneta comune. Ecco i primi significativi segnali di Angela la Grande il giorno dopo il trionfo. E poi: contatti già aperti con la socialdemocrazia, segnali e sorrisi rassicuranti e promesse di continui e sicuri impegni tedeschi per salvare l’euro ai partner europei. Così Angie Merkel ha iniziato ieri il day after del suo trionfo a Berlino. La Germania e l’Europa, ha detto la cancelliera, hanno bisogno urgente di stabilità politica qui da noi, quindi assumiamoci tutti, ogni partito, le nostre responsabilità. E nella sua conferenza stampa ha aggiunto: dobbiamo continuare a chiarire come l’Unione europea e l’unione monetaria non sono solo un vitale, comune interesse economico, bensì anche un’unione di valori. Dovremo ridiscutere e riesaminare tutti insieme risorse della Ue e loro uso, non escludo che la Germania e altri paesi forti debbano pagare di più. Di tutto ciò, ha sottolineato, parleremo con urgenza con i nostri partner europei.
Si è presentata alle 13 in punto nel cortile centrale della Konrad-Adenauer-Haus, la casa-nave sede della Cdu in riva alla Sprea, cercando di celare la stanchezza, con una giacchina turchese, Angela Merkel, il giorno dopo il trionfo. E non si risparmia piccole confessioni di stress da vincitrice: «Avrei dormito volentieri un’ora in più ma mi sento benissimo», ha detto. Poi, tanti segnali rassicuranti ai partner europei: «Noi non chiediamo agli altri membri dell’eurozona né a noi stessi rigore e basta, il problema importante è il recupero di competitività dell’area della moneta unica. Dobbiamo anche imparare a essere umili, noi tedeschi: dieci o quindici anni fa, per competitività e peso del debito, eravamo noi il grande malato d’Europa. Se noi ce l’abbiamo fatta, con grandi riforme, posso sperare che i paesi amici ora in crisi ce la facciano anche loro, con percorsi analoghi. Di questo vogliamo discutere al più presto con i loro leader».
Non si vede ancora una maggioranza all’orizzonte, nella Berlino del day after pur illuminata dal sorriso di Angie la vincitrice. Ma la cancelliera insiste: «Capisco che c’è bisogno di tempo, ma confido nel senso di responsabilità di tutti i partiti». Continua: «Ho già avviato i primi colloqui con il vertice della Spd per esaminare possibilità di governare insieme.
Ma naturalmente capisco che loro hanno bisogno di tempo, al minimo fino al loro consultosummit interno di venerdì”.
Segnali significativi, mentre a Berlino i grandi sconfitti – i liberali scomparsi dal futuro Parlamento, i Verdi significativamente indeboliti
– si leccano le ferite in un clima di catastrofe per i partiti minori timorosi e incerti sul futuro. «Non c’è bisogno di cambiamenti fondamentali in Europa», ha affermato la Cancelliera, «ma l’impegno deve essere comune, dunque anche nostro, per un rilancio di competitività, il rigore da solo non basta». Segnali chiarissimi alla Roma di Letta, alla Parigi del debolissimo Hollande, a Madrid, Lisbona e Atene.
«Bisogna fare le stesse cose che la Germania ha fatto dieci anni fa per uscire definitivamente dalla crisi», ha insistito la cancelliera, continuando: «Le riforme che noi abbiamo realizzato possono lanciarle anche gli altri paesi Ue, rilanciando competitività e fiducia degli investitori esteri nei nostri paesi. Abbiamo già fatto diversi passi avanti, dobbiamo portare a termine questo processo, lavorando strettamente assieme fra partner europei».
Il day after del trionfo, insomma, è anche l’alba delle nuove sfide. Ho già contattato il presidente della Spd Siegmar Gabriel, ha sottolineato Angie. Insomma ha detto in modo appena implicito che la sua opzione preferita, «scomparsi con nostro rimpianto dal Parlamento i liberali nostri alleati fino a ieri», è una grosse Koalition. La Spd ha la palla nel suo campo, e frena. Anche per alzare la posta in gioco dei negoziati su poltrone e scelte politiche. «Non c’è nessun automatismo, non tocca a noi fare in modo di trovare una maggioranza ma a Frau Merkel», ha replicato il presidente spd Siegmar Gabriel, ma dalla debole posizione dello sconfitto.

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