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Merkel in pressing su Draghi telefonata all’Eurotower “Non cambi linea sul rigore”

MERKEL e Schaeuble sono insoddisfatti della politica della Banca centrale europea (Bce), e lo hanno detto chiaramente a Mario Draghi in lunghe telefonate, afferma Der Spiegel . Non è vero, replica il governo federale. Forse la verità sta nel mezzo, certo siamo alla settimana decisiva per il futuro dell’eurozona. In vista della riunione di giovedì del vertice dell’Eurotower, cresce la paura di una politica monetaria espansiva antideflazione nell’establishment della Cancelliera che ieri alle elezioni in Sassonia (il più ricco Stato dell’Est) ha visto un volo dei populisti antieuro e anti-SudEuropa. Il nodo dello scontro sono le misure eccezionali annunciate da Draghi nel suo discorso a Jackson Hole il 22 agosto. Secondo il settimanale di Amburgo, Merkel è allarmata dalla prospettiva di incentivi alla liquidità e acquisti di titoli sovrani. Lo stesso avrebbe detto a Draghi il ministro delle Finanze federale, Wolfgang Schaeuble, ritenuto custode massimo del mantra dell’austerità. Non è vero, ribattono i portavoce di Angela Merkel. «L’affermazione secondo la quale la cancelliera abbia espresso simili idee al presidente della Banca centrale europea non corrisponde alla verità dei fatti». Smentita parziale. Poi sono venute, più puntuali, le precisazioni della Eurotower: «E’inesatto che la signora Merkel abbia chiamato il presidente Draghi per contestare le frasi da lui dette a Jackson Hole», ha sottolineato un portavoce della Bce. Confermando però che la telefonata sia avvenuta: «il contenuto non lo commentiamo e non lo riveliamo». Secondo Der Spiegel, Merkel avrebbe chiesto a Draghi se la Bce abbia deciso di abbandonare il sostegno ad austerità e consolidamento dei bilanci sovrani. Domanda che rende tutto più fragile nell’Unione europea, dalle intese sulle nomine alla Ue raggiunte sabato, al futuro negoziato nell’eurozona (col vertice proposto da Renzi sulla ripresa) sul rapporto tra rigore, incentivi all’economia, occupazione. Inoltre alle elezioni di ieri in Sassonia i populisti antieuro, anti-Europa meridionale e antifrancesi della Alternative fuer Deutschland (AfD) hanno trionfato col 10 per cento circa dei sondaggi. Primo partito a Dresda resta col 40 per cento la Cdu della cancelliera, ma non ha i numeri per governare da sola, e il grande interrogativo è se sdoganare la AfD. La crisi rallenta duramente anche la locomotiva tedesca, e senza le scelte d’emergenza di Draghi l’Europa rischia una recessione. Ma Merkel fa i conti con gli elettori tedeschi ossessionati dai costi del salvataggio dell’euro, e il voto a Dresda esaspera la sua paura

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