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Merkel frena sul debito comune europeo

A meno di tre giorni dal vertice europeo che dovrebbe trovare una via d’uscita alla crisi dell’Eurozona, il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha irrigidito ulteriormente la sua opposizione agli eurobond. Sono «economicamente sbagliati e controproducenti», ha dichiarato, aggiungendo che sia gli eurobond, sia gli eurobills (titoli a breve scadenza), sono contrari alla Costituzione tedesca.
Il dibattito europeo in vista del vertice di giovedì e venerdì sta andando nella direzione sbagliata secondo la signora Merkel. «Quando penso al vertice – ha detto ieri – mi preoccupano tutte queste idee di mettere in comune il debito e troppo poche idee per il controllo delle finanze degli Stati dell’eurozona. Dovrebbe esserci un equilibrio fra garanzie reciproche e controllo». Il capo del Governo tedesco ha sempre insistito che al debito comune si può arrivare solo dopo aver completato un lungo percorso di integrazione, mentre i principali partner europei, dal presidente francese François Hollande (che ieri ha ricevuto all’Eliseo il presidente della Bce Mario Draghi) al presidente del Consiglio Mario Monti, sono convinti che possa essere introdotto in tempi relativamente brevi. Il cancelliere vedrà Hollande domani a Parigi, alla vigilia del summit europeo, «per uno scambio di vedute», come ha detto il suo portavoce, ma le posizioni appaiono lontane. Come i tempi in cui Germania e Francia si presentavano ai vertici con una posizione comune, abitualmente dettata da Berlino.
La signora Merkel applica lo stesso ragionamento della prospettiva di lungo termine ad altre proposte in discussione al vertice, dall’uso delle risorse dei fondi salva-Stati Efsf e Esm per ricapitalizzare direttamente le banche, alla garanzia comune sui depositi bancari. Nel primo caso, ha osservato a Roma dopo il vertice con Monti, Hollande e il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, «io sono il cancelliere tedesco ma non ho alcun controllo sulle banche spagnole». La garanzia comune sui depositi viene vista anch’essa come un’opzione realizzabile solo una volta raggiunta una maggior integrazione fiscale e bancaria.
La posizione della signora Merkel è stata appoggiata ieri dal suo ex consigliere economico e attuale presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che – oltre a esprimere la sua contrarietà a una ripresa del programma di acquisto di bond da parte della Bce – ha sottolineato che «se uno vuole mettere in comune i rischi, deve accettare il controllo dei suoi partner». Per ora, non sembra aver fatto presa sulla leadership tedesca il possibile costo della rottura dell’Eurozona per la Germania stessa. Secondo uno studio del ministero delle Finanze, rivelato dal settimanale “Der Spiegel”, l’economia tedesca si contrarrebbe nel primo anno del 10% e la disoccupazione quasi raddoppierebbe, a 5 milioni di unità.
Il margine di manovra per la signora Merkel appare peraltro limitato dall’imminenza del voto al Bundestag sul Fiscal compact, le nuove regole di bilancio europee, e l’Esm: venerdì stesso il cancelliere lascerà immediatamente il vertice per recarsi in Parlamento dove deve ottenere una maggioranza dei due terzi. Ma la Corte costituzionale ha già preannunciato un rinvio della ratifica per poter verificare il contenuto delle nuove norme. Intanto, domenica il Governo ha raggiunto un accordo con i länder, i 16 Stati che compongono la Repubblica federale, il cui assenso è indispensabile al passaggio all’altra Camera, il Bundesrat. E ha concesso la creazione dal 2013 di emissioni comuni fra la Repubblica e gli Stati, che consentirà a questi di finanziarsi a tassi d’interesse più bassi di quelli attuali. Anche se il Governo insiste che l’obbligazione per il rimborso dei titoli, già battezzati “Deutschland bond”, non viene messa in comune, qualcuno osserva che la signora Merkel applica a casa sua quel che rifiuta di fare in Europa. E gli Stati forti, come la Baviera, obiettano che così si riduce l’incentivo di quelli deboli a risanare i conti. Proprio lo stesso argomento usato dalla Germania contro gli eurobond.

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