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Merkel: eurobond un errore. Prima le riforme strutturali

BERLINO – Troppe idee sulla «mutualizzazione del debito», troppo poche su come rafforzare il controllo delle politiche di bilancio. Il tanto atteso vertice sul futuro dell’eurozona, in programma giovedì e venerdi a Bruxelles, è iniziato ieri in anticipo con un discorso molto preoccupato di Angela Merkel, che ha ribadito in particolare il suo «no» agli eurobond e agli «eurobill». «Oltre che in contrasto con la nostra Costituzione – ha detto – sono sbagliati e controproducenti dal punto di vista economico».
Parlando nella «Casa delle culture del mondo» alla conferenza annuale del Consiglio per lo sviluppo sostenibile, la cancelliera si è detta «inquieta» per un dibattito tra i leader europei che si sta spingendo troppo avanti sulle proposte per una garanzia dei debiti sovrani e sta marcando invece il passo sulle discipline di bilancio e le riforme strutturali. Le ha dato una mano il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, intervenuto ad un incontro pubblico a Berlino: «Preferirei che i politici di certi Paesi – ha affermato – parlassero più delle riforme che stanno portando avanti nei rispettivi Stati piuttosto che della prossima variante sulla strada della condivisione del debito». L’incontro di domani sera con il presidente francese François Hollande rischia di diventare così un momento molto difficile sulla strada per la capitale belga, anche se il portavoce tedesco, Steffen Seibert, si è augurato che a Parigi possa avere luogo «uno scambio di idee costruttivo e utile per l’Europa».
Il monito di Angela Merkel ha avuto ancora una volta il senso di mettere in guardia, più in generale contro le soluzioni «facili» dell’eurocrisi. «Responsabilità e controllo devono essere in equilibrio tra loro», ha spiegato. Parole analoghe sono state usate da Seibert rispondendo ad una domanda sulla proposta del presidente del consiglio italiano Mario Monti di utilizzare il fondo salva-Stati per contenere l’aumento dello spread. Per quanto riguarda il tema della crescita, la cancelliera ha detto che è «avventuroso» parlarne «senza pensare al rigore di bilancio».
Torna così sul tavolo la ricetta delineata in queste ultime settimane. Per Berlino non si possono stimolare le economie dell’eurozona senza realizzare grandi passi avanti sul terreno delle riforme e della competitività e senza rendere più rigida la supervisione delle discipline di bilancio. In questo quadro la cancelliera è tornata a parlare anche di Unione politica, in un’Europa in cui il criterio deve essere «non la mediocrità ma il meglio». Ma sembra prematura, per quanto riguarda gli sviluppi dell’integrazione, l’idea del ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble che si è detto favorevole a consultazioni referendarie in Germania per trasferire maggiori competenze all’Unione.
Anche se Angela Merkel non lo ha detto, lasciando intervenire su questo il suo portavoce, la Germania inoltre non vuole che il vertice di Bruxelles diventi un’occasione di confronto sulla crisi greca dopo le elezioni del 17 giugno. «La troika – ha detto Seibert – ha bisogno di andare prima ad Atene per accertare a che punto si trovi il programma di riforme e per informare poi l’Unione europea. E’ per questo che non dobbiamo aspettarci nessuna sorta di risoluzione sulla Grecia dal Consiglio europeo». «Non ci possono essere concessioni, conta quello che è stato concordato», ha detto a Lussemburgo il ministro degli Esteri Guido Westerwelle.
Intanto, proprio nel giorno in cui è stato ribadito con particolare enfasi il no a titoli di Stato comuni dei Paesi dell’eurozona, la Germania ha annunciato la creazione di quelli che sono stati battezzati subito i «Deutschland bonds». I Länder tedeschi, molti dei quali hanno bilanci largamente negativi, potranno finanziarsi con obbligazioni condivise con il governo federale, avvantaggiandosi così di tassi di interesse più bassi. Il ministero delle Finanze ha precisato che «non ci sarà condivisione delle responsabilità, che sarebbe incostituzionale», ma sono in molti a rilevare che alla base di questa decisione c’è lo stesso principio che ispira l’idea degli eurobond.

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