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Merkel elogia Conte ma sul Recovery fund non c’è ancora intesa

Giuseppe Conte è stato accolto ieri da Angela Merkel in un luogo simbolico, Schloss Meseberg, la Villa Pamphili tedesca, il castello brandeburghese dei grandi incontri internazionali, dove il 18 maggio la cancelliera e Macron hanno rilanciato l’Europa con il Recovery Fund da 500 miliardi (oggi, per dire, Merkel riceverà Pedro Sanchez, primo ministro spagnolo, alla cancelleria). E quello tra il presidente del Consiglio italiano e la cancelliera, è stato un faccia a faccia “positivo” secondo fonti tedesche e italiane. Una per tutte, nonostante i pronostici minacciosi di qualche rumors della vigilia, il tema del Mes non è stato toccato. «La cancelliera – nota una fonte tedesca – non ha alcuna intenzione di mettere in difficoltà Conte in questo momento con la sua maggioranza ». Resta però qualche distanza, alla vigilia di un vertice Ue che entrambi hanno definito difficile, anzitutto sulla governance. Per Merkel la proposta di Michel di trasferire al Consiglio europeo la decisione definitiva sui piani di riforme che la Commissione suggerirà ai Paesi è “positiva”, aggiungendo che “potrei approvarla”. Conte è rimasto fermo sul suo rifiuto: «L’attivazione dei piani non è di competenza del Consiglio ». In sostanza, è una prerogativa che deve tornare alla Commissione. Soprattutto, il presidente del Consiglio ha bollato come una “follia” l’idea di condizionalità soffocanti per l’accesso ai fondi. «L’Italia è per criteri di spesa chiari e trasparenti, non stiamo chiedendo fondi da utilizzare in modo arbitrario, ma sicuramente in modo discrezionale sì». Tuttavia, una fonte diplomatica tedesca fa notare che «sulla governance la cancelliera ha parlato al condizionale. E non ha mai un’opinione granitica, all’inizio di un negoziato. Anche quella è una proposta su cui lei cercherà di mediare. Naturalmente, tenendo conto delle sensibilità di tutti, anche dei frugali».
Durante il vertice è stato affrontato anche il tema del Recovery Fund. Merkel «ha difeso con determinazione i 500 miliardi di trasferimenti» riporta una fonte italiana. E in conferenza stampa ha parlato di una somma che alla fine dovrà essere «poderosa e non dovrà essere “nanizzata” », ridotta eccessivamente. Conte ha chiarito in modo molto netto che la discussione sul fondo va assolutamente affrontata contestualmente a quella sul Bilancio pluriennale. E Merkel è sembrata dargli ragione, pubblicamente, parlando di “unum actum” durante la conferenza stampa, dunque di due discussioni che non vanno slegate.
Un altro punto cruciale per Conte sono i tempi: «siamo in una crisi di dimensione epocale, non imputabile al comportamento di qualche singolo Stato: dobbiamo essere all’altezza ». Dunque, «una risposta tardiva è una risposta non adeguata». Anche Merkel ha detto che “lavoriamo” a una rapida chiusura. I due si sono anche scambiati grandi elogi: Merkel ha lodato l’Italia per la “straordinaria disciplina” mostrata durante l’emergenza Covid, ha parlato delle «tante vite perse e dei grandi sacrifici» del popolo italiano e ha mandato un chiaro segnale alla Germania e al suo partito: aiutare i Paesi come il nostro vuol dire «salvare il mercato unico e l’economia europea ». Mentre Conte le ha espresso i suoi complimenti per la straordinaria «capacità politica e visione strategica » della cancelliera.
Il vertice si è concluso con una cena a base di tartare di pesce, un piatto di formaggi, un dessert di frutti di bosco, accompagnati da due temi complicati come l’immigrazione e la Libia. Sul primo tema Conte ha ribadito la necessità che si arrivi entro la fine dell’anno perlomeno all’impostazione di una riforma del diritto di asilo e a una soluzione per i ricollocamenti. Merkel ha riposto che tra i ministri competenti, Seehofer e Lamorgese, c’è «un’eccellente intesa» e che la Germania e l’Italia lavorano nella stessa direzione, secondo fonti. Quanto alla Libia, le stesse fonti parlano di una «sovrapposizione totale delle due posizioni: entrambi sono convinti che bisogna approfittare del momento in cui Haftar è un po’ più indebolito e Serraj più rafforzato per rimettersi al tavolo e rifiutare la soluzione militare e lavorare al cessate il fuoco».
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