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Merkel e Sarkò all’Italia «Bene il piano, ma avanti»

di Stefano Montefiori

CANNES — La posta in gioco è troppo alta, non sono più tempi di ipocrisie diplomatiche. Quello di Cannes è il summit degli autonominati maestri — Francia e Germania — che bacchettano gli alunni poco meritevoli. Dopo il prevertice di mercoledì sera durante il quale il premier greco Papandreou ha ricevuto un «elettrochoc salutare», secondo le franche parole di Nicolas Sarkozy, ieri il presidente francese ha affrontato anche il tema dell'Italia. Le misure presentate da Berlusconi a Cannes hanno convinto gli interlocutori europei? Sarkozy ha ribadito la fiducia nell'Italia, ma non ha potuto fare a meno di sottolineare il valore dei risultati, più che delle intenzioni: «Lo stesso Berlusconi sa che l'importante non è quel che c'è dentro al pacchetto, ma se verrà messo in atto».
Sarkozy ha poi espresso la sua grande considerazione nei confronti dell'economia italiana, «la terza dell'Europa e la settima o l'ottava del mondo, gli imprenditori italiani sono da sempre straordinari». Ma quanto al governo il tono è «grave»: la parola della giornata, usata dallo stesso padrone di casa in apertura di conferenza stampa. «Non è più tempo di manovre e dilazioni – ha detto Sarkozy -. L'euro è il cuore dell'Europa, se l'euro esplode, esplode anche l'Europa. Per evitare che questo accada ci vogliono misure certe, da prendere in tempi brevi e sicuri». Uguali esortazioni da Angela Merkel: «Contano solo i fatti. Italia e Spagna vadano avanti con le riforme economiche».
Sarkozy e Merkel mercoledì sera hanno abbattuto il totem della compattezza della zona euro, evocando apertamente la possibilità che la Grecia ne esca; abbandonare l'Italia non sarebbe così facile, ma l'avvertimento è lanciato. Quanto agli scambi personali, ieri comunque non si sono ripetuti gli sgarbi a Berlusconi dell'ultimo vertice a Bruxelles, quello dei sorrisi beffardi tra Merkel e Sarkozy. E un aiuto al nostro presidente del Consiglio è arrivato dal consigliere del presidente americano Obama, Ben Rhodes: «Per l'Italia vale il discorso della Grecia. Se anche ci sono cambiamenti di governo, non cambiano i problemi del Paese». Il punto, sembra suggerire la Casa Bianca, è la situazione finanziaria, non la persona del premier.
Grecia e Italia a parte, nel poco tempo lasciato libero i leader del G20 hanno negoziato una dichiarazione finale che sarà approvata oggi sulla base di sei punti: 1) Le banche devono essere ricapitalizzate, le banche centrali continueranno a fornire la liquidità necessaria agli istituti di credito. 2) I governi dell'eurozona si impegnano a rispettare le decisioni prese nel summit comunitario del 21 luglio. 3) Viene chiesto a tutti i Paesi di proporre un mix appropriato di misure di bilancio, monetarie e politiche. 4) Consolidamento dell'economia dei Paesi emergenti. 5) Minori riserve in valuta estera per le nazioni con tassi di cambio meno flessibili. 6) Attenuazione degli effetti collaterali negativi sui Paesi terzi.
 

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