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Merkel e Juncker ai greci: votate euro

Con una scelta dall’esito incerto, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha lanciato un appello ai greci perché votino Sì nel prossimo referendum tutto dedicato all’accettazione o meno delle ultime proposte dei creditori internazionali. Nei fatti ha detto che il referendum è un voto sul futuro della Grecia in Europa e sul futuro del governo Tsipras in Grecia. Tra ricatti e controricatti, accuse e rimproveri, il clima tra Atene e i suoi partner si è deteriorato pericolosamente.
«Chiedo al popolo greco di votare Sì, indipendentemente dalla domanda che verrà loro posta», ha spiegato ieri Juncker qui a Bruxelles, in linea con la posizione espressa anche dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, e dal presidente francese, François Hollande. «È il momento della verità». Il presidente dell’esecutivo comunitario ha sottolineato che un No al referendum avrebbe effetti «disastrosi»: in caso di voto negativo, «la Grecia direbbe No all’Europa».
La presa di posizione di Juncker è giunta dopo che nel fine settimana i colloqui tra la Grecia e i suoi creditori in vista di nuovi auti economici per evitare il tracollo finanziario si sono interrotti. Oggi, si concluderà il memorandum economico che ha finora retto il rapporto tra Atene e Bruxelles. Sempre oggi, il governo greco dovrebbe rimborsare 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale. In crisi finanziaria, e con le banche chiuse, si prevede che la Grecia manchi il rimborso.
Nella notte tra venerdì e sabato, il governo Tsipras ha indetto un inatteso referendum sulle più recenti proposte dei creditori internazionali, creando scompiglio nei rapporti tra la Grecia e i suoi partner, e gettando nel caos i mercati finanziari. Nel chiedere solennemente ai greci di votare Sì alla domanda se accettano o meno le ultime proposte dei creditori, Juncker si è smarcato dal governo Tsipras, che finora ha suggerito al popolo greco di votare No, e ha denunciato il comportamento del premier Alexis Tsipras.
Il presidente della Commissione ha spiegato di essersi sentito «tradito» dall’atteggiamento del governo greco, che ha indetto il referendum prima che i negoziati fossero terminati. Nel suo discorso, Juncker ha descritto a grandi linee il più recente pacchetto di proposte dei creditori, sottolineando che questo non prevede tagli ai salari o alle attuali pensioni. Ha ribadito che le proposte non verranno corrette, respingendo (per ora) il tentativo greco di ottenere concessioni usando come leva l’inatteso voto referendario.
In passato, Juncker aveva già commentato scelte politiche greche: in particolare prima del voto legislativo nel gennaio scorso, quando aveva fatto capire che la vittoria di Syriza non era l’esito che gli sarebbe piaciuto di più. In questo caso, tuttavia, ha fatto un appello esplicito al popolo greco perché rinneghi l’attuale governo. Una scelta rischiosa alla luce del nazionalismo greco e comunque sintomatica della paura dell’establishment europeo di fronte a una uscita della Grecia dalla zona euro.
In concreto, Bruxelles ha lasciato la porta aperta a nuovi negoziati, ma solo dopo la scadenza dell’attuale memorandum, ha precisato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk in una lettera a Tsipras. Nuove trattative non sono immaginabili a breve, a ridosso del referendum di domenica che dovrebbe portare sulle proposte presentate dalle istituzioni creditizie all’Eurogruppo il 25 giugno, non sulle ultime proposte ancora oggetto di negoziato il 26 giugno e pubblicate domenica dalla Commissione.
Consapevole che i sondaggi in Grecia mostrano come una maggioranza di cittadini sia tuttora favorevole alla permanenza del paese nell’unione monetaria, il presidente dell’esecutivo comunitario sta tentando il tutto per tutto pur di indurre l’elettorato a votare a favore della zona euro e (incidentalmente) contro l’attuale governo. Ieri ha lasciato intendere che sul tavolo c’è oltre a un nuovo accordo economico, anche eventualmente un alleggerimento del debito pubblico.
Da Berlino, la signora Merkel ha voluto precisare che una ripresa del negoziato vi sarà solo «dopo il referendum». Ha aggiunto: «Naturalmente non ci opporremmo». L’intervento di Juncker ha provocato reazioni incattivite da Atene. Il portavoce del governo, Gabriel Sakellaridis, ha detto che l’intervento dell’ex premier induce a dubitare della sua «sincerità». Nonostante le assicurazioni dei partner di voler mantenere il paese nella zona euro mai come ieri i toni con Atene sono stati così duri.

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