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Merkel difende il no di Finlandia e Olanda allo scudo antispread

BERLINO — Dimenticare Bruxelles? Sarebbe certamente difficile, ma intanto la Germania non sembra avere fretta di andare avanti sulla proposta dello «scudo antispread» che Mario Monti ha portato a casa dal negoziato notturno del Consiglio europeo. Il vertice italo-tedesco in programma oggi a Roma potrebbe essere invece proprio la buona occasione per farlo. È un fatto significativo, però, che a Berlino siano state accolte senza drammatizzare le minacce della Finlandia di mettere il veto sulla possibilità che il nuovo fondo salva Stati, l’Esm, acquisti i titoli dei Paesi colpiti dalla speculazione dei mercati. «Bisogna rispettare le decisioni dei singoli Stati, non ci sono richieste concrete e non c’è bisogno di agire per il momento», ha detto la cancelliera dopo un incontro con il premier slovacco Robert Fico, venuto in Germania per annunciare che il suo Paese «ha perso la pazienza» sui salvataggi di chi non è in regola con i bilanci.
Poche ore prima, i due uomini al vertice delle istituzioni europee, José Luis Barroso e Herman van Rompuy, si erano invece espressi in modo molto fermo sui dubbi della Finlandia e dell’Olanda. La proposta dello «scudo antispread» è stata «avallata da tutti», ha affermato il presidente della Commissione. «Le decisioni prese all’unanimità verranno rispettate» gli ha fatto eco l’ex premier belga, presidente del Consiglio europeo. «Viviamo una crisi profonda — ha aggiunto van Rompuy — e ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità». Tornando sulle conclusioni del consiglio europeo, Barroso ha preferito non parlare di vincitori o sconfitti. «O vinciamo tutti o perdiamo tutti e mi preoccupano molto — ha spiegato — le generalizzazioni e i pregiudizi: chi conosce la storia del nostro continente sa quanto sono stati negativi in passato».
Parole sensate, quelle del presidente della Commissione. Anche se Angela Merkel, criticata dalla stampa tedesca per essersi «piegata» alle richieste dei Paesi mediterranei, non sembra avere nessuna intenzione di calarsi nei panni di chi è stato battuto. A suo giudizio, le discussioni a Bruxelles sono state di «carattere più generale» e si potrà ricorrere ai programmi che sono stati individuati quando saranno state discusse le regole e le condizionalità. «Va fatta ancora chiarezza sulle decisioni prese», ha sottolineato. E’ ancora pieno di difficoltà, quindi, il cammino verso la riunione dell’Eurogruppo che dovrà definire il 9 luglio sia le regole dello «scudo», sia i meccanismi per la ricapitalizzazione delle banche con i fondi dell’Esm, l’altra «svolta» del vertice della settimana scorsa.
La cancelliera continua a volere «più Europa», come ha ripetuto anche ieri a fianco del premier slovacco, pensando probabilmente, in questa fase del dibattito, a maggiori poteri di controllo dei conti pubblici dei partner meno virtuosi ad un ruolo più forte di vigilanza della Bce sugli istituti bancari dei singoli Paesi. Ma non sarà facile convincere tutto lo schieramento della sua maggioranza. Ieri, ad esempio, il ministro-presidente della Baviera, Horst Seehofer, ha minacciato di togliere il sostegno al governo nel caso di ulteriori aiuti europei. «Ci sono limiti — ha detto — che i cristiano-sociali non possono oltrepassare». Un intervento tanto duro che per difendere la cancelliera, dall’opposizione, è arrivata la verde Claudia Roth.

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