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Merkel: da Cipro rischi per eurozona Le banche chiuse fino a martedì

Per adesso, un “piano B” convincente non c’è. Quello accennato informalmente da , dopo il “no” del Parlamento alla ricetta europea, passava attraverso la trasformazione dei fondi pensione in bond governativi ed è stato respinto seccamente dalla Troika Ue-Bce-Fmi. I mercati, ieri stabili con un euro in leggero recupero sul dollaro, sembrano convinti che la ricerca di un “piano C” darà risultati. Oggi sarà presentata dal governo cipriota una nuova proposta. Ma adesso qualche preoccupazione si diffonde anche in Europa, con la cancelliera Merkel, convinta sostenitrice della linea dura, che ammette di temere ripercussioni nell’eurozona e deve subire in patria le critiche feroci della Spd.
Il governo di Nicosia prende tempo: anziché oggi, com’era stato annunciato, le banche non riapriranno prima di martedì prossimo.
E molto probabilmente sarà imposto un blocco o comunque un limite ai movimenti di capitale, per fermarne l’emorragia annunciata. L’ipotesi è che la Banca centrale europea possa dar via libera a una misura del genere grazie all’articolo 65 del Trattato sull’Unione, che autorizza limitazioni al movimento di capitale se giustificati da esigenze di sicurezza o interesse pubblico.
Ma oltre alle misure d’emergenza serve un progetto strategico, che in queste ore il primo ministro Nicos Anastasiades cerca affannosamente su più fronti. La rigidità europea rischia di spingere Nicosia verso una tentazione quasi inconfessabile: un accordo globale con Mosca. Ma il Cremlino chiede un prezzo altissimo: dopo il ritorno da Mosca del ministro delle Finanze Michalis Sarris e dopo la telefonata fra Anastasiades e Putin ieri mattina, circolavano indiscrezioni pesanti. La Russia non si accontenterebbe di un accordo per lo sfruttamento delle riserve di gas naturale al largo dell’isola, anche perché non sarebbe immediato né facile: Cipro Nord, a controllo turco, non accetta che Nicosia rivendichi l’uso esclusivo dei giacimenti. E gli approcci russi, sgraditi ad Ankara, farebbero salire molto la tensione nella zona. Ma per Mosca non basterebbe comunque: è decisa, si dice, a strappare un accordo per l’apertura di una base navale. Un risultato sicuramente inaccettabile per la Nato, e soprattutto per la Gran Bretagna, che nell’isola ha quattro diversi insediamenti militari, usati come appoggio per operazioni aeree e soprattutto come centro di ascolto del Medio Oriente per la rete Echelon.
In teoria è possibile anche un’ipotesi che dal punto di vista geopolitico appare opposta: un accordo con l’Europa attraverso una tassazione feroce dei depositi non garantiti (quindi soprattutto di stranieri, cioè russi) che comporterebbe una pesante rottura con Mosca. C’è chi la considera una via praticabile perché ormai i correntisti russi sono spaventati e stanno arrivando in massa per portar via comunque quello che possono. Ma non è detto che Nicosia sia pronta a una decisione senza ritorno come questa.
Il terzo scenario di fatto prevede l’uscita di Cipro dalla moneta unica, visto che una ricontrattazione con l’Europa delle condizioni per il piano di aiuti non sembra praticabile.

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