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Merkel contro la Ue: “Giù le mani dall’export”

La Germania introdurrà il salario minimo garantito, come la Spd chiede nei negoziati con la CduCsu per la Grande coalizione, e così accoglierà di fatto le richieste di Unione europea e Fondo monetario internazionale per correggere gli squilibri causati dal suo forte eccedente di export. Ma non è tagliando l’export made in Germany, non è riducendo artificialmente la competitività della prima economia europea, che si rilancia l’Europa. «Non ridurremo l’export e non rinunceremo alla qualità dei nostri prodotti per accontentare Bruxelles». Questo è stato il forte messaggio lanciato ieri mattina qui a Berlino da Angela Merkel al forum sulle strategie per la crescita promosso dalla Sueddeutsche Zeitung. Messaggio cui il presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, ha subito risposto: sono ingiuste le critiche (dei falchi della Bundesbank e di altri “hardliners” tedeschi, ndr) secondo cui con i tassi bassi la Eurotower aiuterebbe iPaesi deboli contro i Paesi forti, ma è anche da sottolineare che non è nella strategia della Bce colpire il numero uno Germania. «È ingiusto attribuire interessi nazionali alla Bce: in consiglio non ci sono tedeschi, francesi o italiani, ci sono solo europei».
Scambio di segnali e cortesie, tra due leader che affrontano un momento decisivo: la cancelliera con i difficili negoziati sul governo, Draghi con la guerra aperta che il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, e i media conservatori tedeschi conducono contro la strategia del costo basso del denaro, perché, dicono, colpirebbe a morte i risparmiatori tedeschi. Segnali e cortesie non casuali: in questo momento più che mai Merkel e Draghi hanno bisogno di puntellarsia vicenda. Il salario minimo, finora rifiutato dal centrodestra tedesco e dagli ambienti imprenditoriali come possibile causa di un calo dell’occupazione e della compe-titività, è una concessione indispensabile per garantire la governabilità della prima potenza europea, ha detto la cancelliera. La Spd (socialdemocrazia, il più antico partito di sinistra) lo chiede come condizione irrinunciabile.Salario minimo vuol dire anche rafforzamento della domanda interna, che per la verità in Germania già sale da alcuni trimestri. Quindi una concessione a chi attacca Berlino per l’eccesso di export. Ma ridurre artificialmente la competitività della prima economia europea, ha aggiunto “Angie”, «non avrebbe senso, non può corrispondere agli interessi di un’Europa di successo».
Cortesia ricambiata appunto da Mario Draghi. «Le accuse rivolte alla Bce, di aiutare i paesi deboli con la politica di tassi bassi, sono totalmente infondate», ha detto il numero uno italiano della Eurotower, per poi sottolineare che «non si possono rafforzare i deboli indebolendo i forti». La Germania, ha continuato, «è un buon esempio di come si possano dare buone basi alla crescita a imprese grandi ma anche piccole e medie». Germania come esempio da seguire per competitività e produttività, ha insistito Draghi. «Non vediamo pericoli di deflazione, e il taglio dei tassi recentemente operato facilita il processo di riequilibrio dell’Eurozona, ma la politica monetaria non può e non deve scoraggiare gli ambiziosi sforzi di riforma necessari a tale riequilibrio». In serata, lo stesso grande avversario, Jens Weidmann appunto, allo stesso convegno ha sposato per la prima volta la linea Draghi, affermando come mai aveva fatto prima che la Bce «fornirà liquidità illimitata fino a quando sarà necessario».
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