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Merkel chiama Weidmann, a 42 anni guiderà la Bundesbank

di Danilo Taino

BERLINO — Se aveste voluto un testimonial del tedesco moderno, aperto, democratico, colto, efficiente — dell’uomo germanico del ventunesimo secolo, insomma — avreste dovuto scegliere Jens Weidmann: per aspetto, curriculum, convinzioni civili, impegno, preparazione. Questo è esattamente quel che ha fatto ieri il governo tedesco, sotto impulso di Angela Merkel: lo ha nominato prossimo presidente della Bundesbank, la banca centrale, al posto del dimissionario Axel Weber. A 42 anni, sarà il capo più giovane che l’istituzione abbia avuto nei suoi 53 anni di vita. Vicepresidente è stata d e s i g n a t a S a b i n e Lautenschläger-Peiter, 46 anni, la prima donna a entrare nel consiglio della banca. Questa è la parte edificante della storia. Il lato meno esaltante sta nel fatto che la forza della Bundesbank risiede nella sua indipendenza dalla politica ma Weidmann è dal 2006 il consigliere economico di Frau Merkel, l’uomo che ha avuto il suo orecchio quando si è trattato di impostare le politiche del governo e di trattare i casi economico-finanziari più spinosi: Opel, Hypo Real Estate, Eads e soprattutto le crisi finanziaria e dell’euro. Avrà la mente libera — ci si chiede— quando dovrà impostare alla banca centrale politiche che magari contrastano con quelle che egli stesso ha disegnato quando stava nella cancelleria di Berlino? Avrà la forza di dire no, se necessario, alla donna che ha accompagnato ai vertici europei e a quelli del G8 e del G20 e alla quale ha suggerito le strategie? Il suo ruolo è stato quello di un tecnico, le scelte politiche le facevano altri, ma la sua vicinanza alla cancelliera è stata quotidiana. «Chiunque conosca Weidmann — ha detto ieri la signora Merkel— sa che ha competenze professionali eccellenti, un intelletto brillante e una mente indipendente» . Weidmann — sposato, due figli — è il prodotto tipico delle élite pubbliche tedesche di oggi. Si è laureato con il massimo dei voti in Germania, poi ha studiato in Francia e tornato in patria ha ottenuto il dottorato con una tesi sulla politica monetaria (uno dei suoi professori è stato lo stesso Weber). Dal 1997 è stato per due anni al Fondo monetario internazionale, nel 2003 è diventato segretario generale del Consiglio degli esperti economici, dove è stato uno degli ispiratori delle riforme liberali del governo Schröder. E dal 2003 al 2006 ha guidato il dipartimento di analisi della politica monetaria della Bundesbank. Poi, gli anni con Frau Merkel. La cancelliera avrebbe aspettato volentieri ancora un po’ prima di nominarlo alla guida della banca centrale. Il passaggio diretto dagli uffici di Berlino alla poltrona più alta della Bundesbank a molti — compresa l’opposizione socialdemocratica — è sembrata una forzatura: nei piani della cancelliera c’era l’idea di lasciarlo nel consiglio della banca per qualche tempo e solo poi nominarlo presidente, come avvenne nel caso di Hans Tietmeyer. Anche perché la Bundesbank di recente è già stata al centro di forti polemiche: nel 2004, l’allora presidente Ernst Welteke si dovette dimettere perché aveva trascorso con la famiglia quattro notti in un albergo di lusso di Berlino ospite della Dresdner Bank; l’anno scorso, un consigliere, Thilo Sarrazin, si dimise in seguito a sue affermazioni sugli immigrati da molti considerate razziste. Ora, alla signora Merkel rimane il problema di decidere cosa fare alla Banca centrale europea, in sostituzione del presidente Jean-Claude Trichet che lascerà la presidenza a fine ottobre. Ieri, fonti berlinesi dicevano che il governo non ha ancora deciso se avanzare la candidatura di un tedesco o orientarsi, come sembra possibile, su una figura di prestigio internazionale.

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