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Il dopo Merkel Caccia a un leader per l’Europa

In autunno lascia dopo sedici anni quella che lo Spiegel definì “die Einsame”, “la solitaria”: Angela Merkel. E lo fa mentre è al culmine della popolarità — non solo in Germania — e dopo essersi parzialmente buttata alle spalle proprio quell’immagine della “solitaria”, di un’austera “regina di ghiaccio”. E anche, in parte, di “Merkiavelli”, della “leader riluttante” votata a un ipertatticismo estenuante che si è spesso tradotto in Europa nel raggiungimento di fragili compromessi al ribasso. Ma la recente svolta europeista e solidale emersa durante la pandemia rende ancora più profondo il vuoto che Merkel lascia nel partito, in Germania e in Europa.
Nel 2013, dopo aver sistematicamente distrutto ogni possibile candidato alla sua successione — altro elemento della sua maledizione da grande solitaria — Merkel disse, con il suo solito umorismo asciutto, che “in Germania si troverà sempre qualcuno che farà il cancelliere”. Tuttavia uno dei suoi errori maggiori è stato quello di non essersi mai coltivata un delfino. E di aver dato in pasto alle guerre intestine l’unica erede che aveva scelto senza troppa convinzione, solo per garantire una continuità alla sua politica: Annegret Kramp-Karrenbauer. E ora ci sono tre candidati alla presidenza della Cdu talmente deboli che nel partito si sta facendo largo l’ipotesi di un quarto uomo che correrebbe anche senza la corona di leader della Cdu.
Venerdì e sabato la Cdu terrà il suo congresso interamente in digitale. E qualche giorno fa il candidato più merkeliano dei tre, Armin Laschet, ha detto alla Bild di essere «fiducioso» di poter vincere la contesa, forte del sostegno di un Land cruciale nella conta dei delegati come il Nordreno- Westfalia. Pur essendo il meno popolare nei sondaggi, Laschet conta sul suo potere interno per strappare lo scettro alla reggente, Annegret Kramp-Karrenbauer. È un politico a tratti sottovalutato: molti dimenticano che Laschet riconquistò il Nordreno-Westfalia contro una concorrente apparentemente imbattibile, Hannelore Kraft (Spd). Se vincesse anche la gara per la successione alla cancelleria, un’eventuale alleanza di governo con i Verdi sarebbe in discesa. Soprattutto, l’Europa potrebbe tirare un sospiro di sollievo perché su temi cruciali come l’immigrazione o le finanze pubbliche o il futuro dell’Europa e dei rapporti con partner strategici con gli Stati Uniti, sarebbe il garante della continuità con Merkel.
Ma il tema della scarsa popolarità di Laschet, se può contare poco a un congresso, conta molto in vista di un’elezione. Non a caso due big come il capogruppo Brinkhaus e il presidente del Bundestag Schaeuble hanno aperto all’ipotesi che il candidato al dopo-Merkel possa anche non coincidere con il capo del partito. Una pugnalata ai tre, ma soprattutto a Laschet, perché in molti nella Cdu temono che non possano raggiungere lontanamente quel 37-38% che Merkel sta attualmente garantendo al partito.
Non a caso, negli stessi giorni, sono emerse voci sul possibile outsider che potrebbe essere scelto in primavera per la corsa alla cancelleria: l’ex delfino di Schaeuble e attuale ministro della Salute, Jens Spahn. Grande oppositore di Merkel sulle “porte aperte” ai profughi, rigorista sui conti pubblici, Spahn garantirebbe un corso più conservatore alla Cdu, ma senza gli eccessi del maggiore rivale di Laschet al congresso di venerdì e sabato: Friedrich Merz.
L’eterno rivale di Merkel che ha promesso a lungo una svolta a destra del partito per rincorrere l’ultradestra Afd, ma che di recente ha tentato di darsi un tono più centrista, restituisce secondo molti un’espressione superata della Cdu. Di recente ha suscitato scandalo accostando omosessuali e pedofili. E alcune sue affermazioni provocano ansia a chi ha a cuore l’integrazione, ma soprattutto l’integrità europea. Dopo aver lottato per mesi contro l’ipotesi di coronabond, Merz ha messo in discussione più volte la legalità del Recovery Fund e delle misure straordinarie della Bce. Sull’immigrazione, è su posizioni oltranziste. Con lui, un’alleanza con i Verdi sarebbe più difficile.
In corsa per la leadership Cdu è anche l’ex ministro dell’Ambiente e grande esperto di politica estera, Norbert Roettgen. È il candidato più europeista e il più assertivo nei rapporti con la Cina — fu il più convinto sostenitore della legge anti-Huawei — ma anche il più debole.
Una quinta ipotesi per il dopo- Merkel che circola da mesi è che la Cdu ceda il passo alla sorella bavarese Csu e scelga il potente e popolarissimo governatore della Baviera, Markus Soeder. Che non a caso, in vista di una possibile alleanza con i Verdi, ha impresso una svolta ambientalista agli ultraconservatori tedeschi. Ma la sua scelta come candidato cancelliere potrebbe lacerare enormemente la Cdu. E l’ipotesi Spahn sembra proprio voler scongiurare questo scenario.
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