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Merkel: banche italiane, si troverà la soluzione giusta

Padoan all’Ecofin: «Sui nostri istituti percezione distorta ma il sistema è solido, fiducia in un accordo nel rispetto delle regole»

Forte del sostegno anche della cancelliera Angela Merkel, il ministro dell’Economia italiano Pier Carlo Padoan ha colto l’occasione di una riunione ministeriale qui a Bruxelles per rassicurare i mercati, i suoi connazionali e i suoi partner sulla solidità del sistema bancario italiano. Il governo Renzi sta negoziando con le autorità comunitarie possibili ricapitalizzazioni precauzionali, senza chiedere “eccezioni” all’applicazione delle regole comunitarie.
In una conferenza stampa alla fine di una riunione di due giorni dei ministri delle Finanze europei, il ministro Padoan ha spiegato che della situazione bancaria italiana c’è una «percezione distorta». Parlare di «rischio elevato» alla stabilità finanziaria «è totalmente infondato». Il settore creditizio «rimane solido», pur alla luce di alcuni casi che presentano situazioni di «criticità». L’economista ha notato che queste sono presenti anche in altri Paesi europei.
Da settimane, il governo italiano e la Commissione europea stanno negoziando queste possibili ricapitalizzazioni precauzionali per aiutare un sistema bancario, oberato da molte sofferenze creditizie, «con l’obiettivo di sostenere operazioni di mercato», ha precisato il ministro. Padoan ha sottolineato che qualunque eventuale intervento pubblico «avverrà completamente nel rispetto delle regole». L’Italia «non chiede eccezioni, ma solo l’applicazione corretta delle regole».
Sempre ieri, da Berlino, la signora Merkel ha confermato che la Germania in questo frangente ha un atteggiamento conciliante: «Sono molto convinta che la questione verrà risolta nel modo giusto. Non vedo alcuna crisi generale svilupparsi». Anche il ministro tedesco Wolfgang Schaeuble vede «margini per intervenire sulle banche italiane, anche se resta aperta la questione degli aiuti di Stato».
Alla rete Cnbc Padoan ha detto di essere «fiducioso» che le parti troveranno un accordo «presto». I tempi della trattativa sono incerti. Bruxelles e Roma vorranno aspettare la pubblicazione degli stress test prevista il 29 luglio o preferiranno giocare d’anticipo?
Il negoziato europeo è seguito con attenzione dai partner. Ufficialmente della questione non si è parlato né lunedì né ieri (si veda Il Sole 24 Ore di domenica). Tra i nodi da risolvere, il contributo degli investitori a un eventuale aiuto pubblico, come previsto dalle norme europee. L’Italia chiede che questi vengano salvaguardati, ma Bruxelles tentenna. Ieri ancora Padoan ha messo l’accento sulla necessità della «massima protezione dei risparmiatori».
In compenso, il ministro non si è espresso sugli investitori istituzionali, che sono quelli più a rischio di contribuire a un salvataggio bancario. Sul negoziato in corso, il ministro ha definito il rapporto con la Commissione «molto buono, molto costruttivo». Ha poi aggiunto che «le regole sono un vincolo per tutti», ma che una soluzione è possibile nel quadro delle regole. A una domanda su un piano italiano già in discussione, Padoan ha parlato di «varie ipotesi allo studio».
Da Londra, invece, il finanziere George Soros in un articolo per The Guardian ha avvertito che l’Italia «può essere il prossimo luogo di problemi» nell’Europa del dopo-Brexit a causa dell’incrocio fra «crisi bancaria e referendum di ottobre» sulla riforma del Senato. Matteo Renzi – ha spiegato – «perderà il referendum se non riesce a risolvere la crisi bancaria per tempo». Per uscirne il premier «ha bisogno dell’assistenza delle autorità europee. Ma queste sono troppo lente e inflessibili».
La due-giorni di riunioni è stata utile a Bruxelles e a Roma per toccare con mano la posizione dei partner. Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, i colloqui informali hanno permesso di capire che molti paesi sono sensibili alle tesi italiane e si rendono conto che la recente volatilità di mercato provocata dalla decisione inglese di lasciare l’Unione penalizza i bilanci di molti istituti di credito. Ciò detto, non si vuole uscire dal seminato, concedendo eccezioni che non siano previste dalle regole.
In particolare, Berlino ha un atteggiamento accomodante. La Germania guarda con preoccupazione al prossimo referendum italiano di ottobre sulla riforma del Senato. L’establishment tedesco teme che una sconfitta del premier Renzi possa mettere a rischio la stabilità politica italiana, scatenare nuove elezioni dall’esito incerto mentre nella zona euro non mancano i fattori di instabilità. Ha senso da parte di Berlino indebolire il presidente del Consiglio sul fronte bancario in una fase così delicata? La risposta è no.

Beda Romano

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