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Merkel avverte Parigi «Il patto non si tocca»

BERLINO — Sarà l’incontro dell’anno. All’inizio un po’ di tensione, maturata in una campagna elettorale che fu in qualche modo inaugurata proprio dalla scelta della cancelliera di schierarsi dalla parte di Nicolas Sarkozy. Poi il pragmatismo dei due protagonisti e i tanti problemi da affrontare concretamente avranno il sopravvento. Parliamo del faccia a faccia tra Angela Merkel e François Hollande, che arriverà a Berlino il 16 maggio all’indomani del suo insediamento all’Eliseo. «Lo accoglierò a braccia aperte, in modo estremamente amichevole», ha detto oggi la cancelliera. Ma anche riproponendo alcune idee chiare, la prima delle quali è che la stagione del rigore finanziario in Europa non può e non deve finire. Il patto fiscale, contrariamente a quanto ha sostenuto più volte il leader socialista francese, non si tocca.
Il ragionamento di Angela Merkel è semplice e stabilisce un collegamento, messo in rilievo anche da alcuni giornali tedeschi, tra quanto è accaduto in Francia e il risultato delle elezioni greche, caratterizzate da una rivolta contro l’austerità europea di cui il governo di Berlino è il portabandiera. «Francesi e greci rafforzano gli oppositori della Merkel» titolava per esempio ieri Der Tagesspiegel. «Non è possibile rinegoziare tutto dopo ogni elezione, così l’Europa non funzionerebbe più», ha avvertito la cancelliera, ricordando che il fiscal compact è stato già firmato da venticinque dei ventisette Paesi dell’Unione. Ma a questa osservazione ne è seguita un’altra, ancora più delicata. Se l’accordo di Bruxelles sulle discipline di bilancio fosse rimesso in discussione, ha aggiunto, anche la Grecia potrebbe chiedere di modificare il piano di riforme approvato in cambio degli aiuti per salvarla dal fallimento. Invece è della massima importanza, nonostante la situazione difficile, che Atene «prosegua il programma già concordato».
Questi timori non vogliono dire che la donna più potente d’Europa abbia optato per la linea dura, facendosi condizionare da chi, come il quotidiano Die Welt, ha scritto che il governo di Berlino farebbe bene a preoccuparsi molto del vento anti-risparmi che soffia in Francia e contro il quale Hollande deve ancora dimostrare di saper resistere. Angela Merkel ritiene che le iniziative per la crescita invocate dal nuovo inquilino dell’Eliseo non debbano essere finanziate da nuovi debiti, ma da riforme strutturali. «Siamo nel mezzo di un dibattito — ha però proseguito — al quale la Francia, con il suo nuovo presidente, apporterà la sua forza». E non è passato inosservato l’accenno che ha fatto anche al futuro delle giovani generazioni, alla necessità di investire nell’innovazione, nella ricerca, nell’istruzione.
Ieri, intanto, il presidente francese ha avvertito che la Germania non può chiudere contemporaneamente su eurobond e rifinanziamento diretto del debito da parte della Bce. Ma lo spazio perché le posizioni si avvicinino esiste. Roland Nelles, editorialista di Der Spiegel, scrive che «se Hollande e la Merkel sono intelligenti, si metteranno d’accordo, perché uno scontro non è nell’interesse di nessuno». Si spinge ancora più avanti la Süddeutsche Zeitung, secondo cui il neoeletto presidente, «che certamente non vuole distruggere l’euro», potrebbe dimostrarsi un partner migliore del suo predecessore. Anzi, la nuova coppia «Merklande», sostiene il quotidiano di Monaco, «può essere in grado di assicurare che gli standard franco-tedeschi siano accettati dagli altri Paesi». Una «coalizione», come quella che molti prevedono, del resto, nel futuro politico della Germania.
In questi giorni di vigilia dell’arrivo di Hollande, sono in molti a ricordare a Berlino la buona intesa tra leader che appartenevano a schieramenti politici diversi, come Schmidt e Giscard, Kohl e Mitterrand, Chirac e Schröder. E il presidente Joachim Gauck, che non è un uomo abituato a sprecare le parole, ha definito le relazioni bilaterali franco-tedesche «uniche al mondo». I due Paesi, ha sottolineato, le rafforzeranno ancora. Il suo ottimismo potrebbe essere contagioso.

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