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Merkel apre su eurobond e unione bancaria

BRUXELLES — Salvare le banche spagnole strangolate dalla bolla immobiliare. E’ questa l’ultima emergenza che i leader europei devono affrontare mentre si vanno delineando le strategie a medio e lungo termine in vista del vertice di giugno. Ma la crisi spagnola non dà tregua. E già oggi i ministri del G7 si sentiranno in teleconferenza per cercare di mettere l’ennesima toppa al traballante sistema finanziario dell’eurozona. Intanto i mercati, stimolati dalle voci su presunti «piani segreti» per venire in aiuto di Madrid, reagiscono in modo contraddittorio. La Borsa di Madrid guadagna il 2,8%. Milano, trascinata dai titoli bancari, recupera l’1,19%. Ma Francoforte resta negativa (Londra ieri era chiusa), mentre gli spread rimangono molto elevati: quello dei Btp italiani è a
456 punti base, e quello dei «bonos» spagnoli si assesta a 527.
Il problema che i leader europei si trovano davanti è semplice, ma estremamente difficile da risolvere: spezzare il circolo vizioso tra crisi delle banche e crisi dei debiti sovrani. In altre parole: come fare a salvare direttamente le banche spagnole senza prestare soldi alla Spagna per intervenire, come prevede ora il meccanismo del fondo salva stati. E’ questa l’essenza dell’Unione bancaria proposta da Draghi e Barroso. Ed è anche quello che sta chiedendo a gran voce il premier Mariano Rajoy, non solo per evitare le condizioni capestro che verrebbero imposte da Bruxelles, ma soprattutto perché, se i soldi europei venissero dati alla Spagna per consentirle di salvare le banche, il deficit e il debito di Madrid tornerebbero fuori controllo. Un intervento diretto del Fondo europeo, invece,
non inciderebbe sui conti pubblici.
La questione, che come al solito si scontra con le resistenze tedesche, finirà sul tavolo dei leader al vertice di giugno, ma intanto la Germania sta facendo pressione sulla Spagna perché chieda da subito l’aiuto del fondo.
Ma la posizione tedesca di veto sia sull’Unione bancaria sia sugli euro-bond sta dando segnali di lenta evoluzione. Come scrive anche il
Wall Street Journal,
la Merkel sarebbe disposta a fare concessioni se questi interventi di comunitarizzazione del debito venissero inquadrati in una progressiva centralizzazione delle politiche di bilancio a livello europeo. Rajoy lo ha capito e propone la creazione di una autorità di bilancio federale. Il filo di questa difficile mediazione è nelle mani del «quartetto» composto da Draghi, Van Rompuy, Barroso e Juncker. Ieri la
Commissione ha smentito l’esistenza di un «piano segreto» per riformare l’Unione monetaria, anticipato da un settimanale tedesco. Ma lo stesso Van Rompuy ha confermato che «entro fine anno» il quartetto presenterà un piano per una maggiore integrazione economica (e politica) dell’eurozona, i cui punti principali saranno definiti già al vertice di giugno. E’ quello che ha chiesto Draghi quando ha invitato i governi europei a dire «che Unione vogliono da qui a dieci anni». Ed è uno scambio che la Germania è disposta a discutere: più solidarietà in cambio di meno sovranità sui bilanci nazionali. Ieri Barroso è andato a Berlino dalla Merkel per cercare di capire quali siano i margini di negoziato. Per il presidente dell’esecutivo Ue «servono misure al tempo stesso veloci e a più lunga scadenza».

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