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Merkel: alla fine della crisi uscirà un’Europa più forte

di Paolo Lepri

BERLINO — Angela Merkel non volta le spalle a David Cameron, nonostante il veto di Londra all'accordo di Bruxelles per una nuova disciplina di bilancio nell'eurozona. «La Gran Bretagna continua a essere un importante partner nell'Ue», ha detto la cancelliera ieri al Bundestag in un discorso che è servito a ribadire i punti fermi della linea tedesca: impegno «irreversibile» per l'unione fiscale, determinazione a non aumentare il tetto di 500 miliardi di euro nella dotazione del futuro meccanismo europeo di stabilità. Un accenno anche all'Italia, della quale sono viste con soddisfazione «le importanti misure di risparmio e per le riforme strutturali». Sono apparsi più decisi i toni del governatore della Bundesbank Jens Weidmann, secondo il quale «ora si tratta di attuare» le riforme annunciate dal governo Monti. A suo giudizio Roma non ha bisogno dell'aiuto della Banca centrale europea e comunque la possibilità di rafforzare gli acquisti di titoli di stato dei Paesi indebitati equivale «a dare una bottiglia di liquore a un alcolista che promette di smettere il giorno dopo».
Ma, al di là di queste non irrilevanti differenze di linguaggio (anche se nemmeno la Merkel è stata particolarmente conciliante, per esempio, sul tema degli eurobond, definendoli «un errore e una soluzione rapida che non avrebbe cambiato le cose alla radice»), la convinzione della cancelliera è che l'eurozona possa uscire da questa crisi «più forte e sostenibile». Certo, ha ripetuto ancora una volta, la strada è «lunga e difficile» e ci vorranno probabilmente «anni e non mesi» per lasciarsi alle spalle i momenti peggiori. In questo quadro è sembrata significativa la volontà di non approfondire le distanze con la Gran Bretagna, la cui partecipazione al progetto europeo è fondamentale «non solo nel campo della politica estera e di sicurezza ma anche nella competitività, nel mercato interno, nel commercio e nella protezione dell'ambiente». Non la pensa così il capogruppo socialdemocratico al Bundestag, Frank-Walter Steinmeier. Per lui la scelta di Londra è il segnale, negativo, di un'Europa che ha perso la sua forza.
Il dibattito parlamentare è arrivato in una giornata difficile per il governo, sulla cui tranquillità non può non pesare la crisi interminabile dei liberali. Ieri mattina sono arrivate le dimissioni del segretario generale Christian Lindner (sarà sostituito da Patrick Döring) che paga le tensioni provocate dalla decisione di indire un referendum nel partito sulla politica europea. Una buona notizia per la Merkel viene invece dal periodico sondaggio dell'Istituto Allensbach tra cinquecento esponenti della leadership politica, economica e industriale del Paese: il settanta per cento di loro (quasi il doppio che a giugno) la ritiene una cancelliera «forte» che sta facendo un buon lavoro nella gestione della crisi. Una boccata d'ossigeno che ci voleva.
 

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