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Merkel: «Aiuteremo Atene a salvarsi»

di Alessandro Merli

Il primo ministro greco George Papandreou ha ripetuto per l'ennesima volta che la Grecia rispetterà tutti i suoi impegni e che si aspetta un segnale di supporto dai partner europei, aggiungendo che il suo Governo punta al pareggio del bilancio primario (al netto degli interessi) già dal 2012. E il cancelliere tedesco Angela Merkel gli ha ribadito che la Germania è pronta ad aiutare Atene a raggiungere i suoi obiettivi e vuole «una Grecia forte nell'area dell'euro». L'appoggio è naturalmente condizionato al rispetto del programma concordato con Commissione europea, Bce e Fondo monetario, ha precisato il cancelliere.

La giornata si è chiusa così, con le dichiarazioni un po' scontate dei due capi di Governo in una conferenza stampa congiunta a Berlino, ma il momento clou era arrivato nel pomeriggio, quando la signora Merkel aveva incontrato i parlamentari del suo partito per convincerli a votare compatti domani l'approvazione del nuovo mandato e delle nuove risorse del fondo salva-Stati europeo. E soprattutto subito dopo, quando, in un test della votazione, ben 13 deputati si sono espressi contro. Considerato che era assente uno dei più irriducibili oppositori dell'Efsf e che anche fra gli alleati di governo, i liberaldemocratici della Fdp, c'è una notevole fronda interna, la maggioranza di 19 voti su cui il Governo può contare al Bundestag appare sul filo del rasoio. Anche se è previsto che la misura passi con l'appoggio dell'opposizione, uno sfaldamento della maggioranza sarebbe pesantissimo e forse fatale per il cancelliere.

Sia la Merkel sia il suo ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble (che ieri ha di nuovo chiesto a Italia e Spagna «un immediato consolidamento di bilancio e riforme strutturali») si sono detti fiduciosi che la norma passerà. Per convincere i deputati recalcitranti, Schäuble ha anzi insistito che di aumentare ulteriormente l'Efsf (dai 440 miliardi di euro cui verrà portato ora, approvando le decisioni del Consiglio europeo del 21 luglio scorso) non se ne parla, anzi che è «un'idea sciocca». Non ha però respinto esplicitamente l'ipotesi che il fondo possa ampliare la sua operatività facendo uso della leva finanziaria, anche se se l'è presa verbalmente con gli Stati Uniti, che hanno fatto pressione in questo senso nelle ultime due settimane, e con Bruxelles, che li avrebbe appoggiati. L'indicazione da parte dell'agenzia di rating Standard & Poor's che un Efsf maggiorato, seppure solo attraverso l'uso della leva, potrebbe mettere a repentaglio la tripla A della Germania (oltre che della Francia), può essere un argomento risolutivo per dare fiato alle perplessità tedesche.

Un altro punto controverso in Germania è il ruolo dei creditori privati nel secondo pacchetto di aiuti per la Grecia, da 109 miliardi di euro, anch'esso concordato il 21 luglio. L'intesa con le banche prevede un taglio del valore nominale del debito greco detenuto dai privati del 21%. Molti politici tedeschi insistono che questo andrebbe rinegoziato, imponendo una perdita più alta, fino al 50%, ai privati. Ipotesi già respinta dai rappresentanti delle istituzioni finanziarie, ma che si starebbe facendo strada, oltre che Germania, in diversi altri Paesi europei.

Merkel e Papandreou avevano parlato in mattinata a una conferenza della Bdi, la più importante delle associazioni imprenditoriali tedesche, e il cancelliere aveva affermato che l'aiuto della Germania verrà anche attraverso il settore privato mentre il premier greco aveva definito «frustranti» le critiche al suo Paese che ha fatto «sforzi sovrumani» per risanare i conti. Le imprese tedesche si sono dimostrate interessate a diverse privatizzazioni che Atene sta organizzando per far fronte ai suoi problemi di bilancio e allo sviluppo dell'energia solare

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