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Mercatone Uno ai commissari

Per Mercatone Uno si chiude la procedura del concordato preventivo e si apre la fase del commissariamento. Saranno Vincenzo Tassinari, Ermanno Sgaravato e Stefano Coen, nominati dal ministro allo Sviluppo economico Federica Guidi, a trattare con l’investitore, un gruppo italiano, che si è impegnato a presentare una offerta definitiva di acquisto di una parte della rete dei punti vendita – dai 40 ai 50, su un totale di 79 negozi – entro la fine di aprile.
«L’apertura della procedura di amministrazione straordinaria dà ampie tutele a dipendenti e creditori», dice il commercialista bolognese Alessandro Servadei, che in qualità di presidente, dall’aprile dello scorso anno, ha traghettato il gruppo prima verso il concordato poi verso il commissariamento previsto dalla legge Marzano. Tutto, adesso, passa nelle mani dei tre commissari straordinari. Compresi i posti di lavoro dei 3.700 dipendenti. Fino al 31 maggio beneficiano degli ammortizzatori sociali. Vale a dire cassa integrazione per quelli che erano impiegati nei dieci punti vendita precedentemente chiusi, nel corso di una prima operazione di ridimensionamento. Contratto di solidarietà per quelli tuttora in forza nella rete commerciale rimasta pienamente operativa. Per gli addetti, alla scadenza, dovranno essere valutati, in accordo con i sindacati, le nuove procedure da attivare, «tenendo conto del fatto – prosegue Servadei – che la legge Marzano consente il più ampio ricorso possibile agli ammortizzatori». Una parte dei dipendenti, se andrà a buon fine la trattativa con l’investitore in corsa, sarà riassorbita dalla nuova proprietà. Ma anche per il resto del personale, quello tagliato fuori dall’operazione, si profila una via d’uscita. Per i negozi sacrificati dal taglio al numero dei negozi previsto dal piano industriale di rilancio si sono infatti già fatte avanti grandi catene della distribuzione organizzata. Tutto agli atti del ministro, che ha firmato il decreto per il commissariamento. Mentre anche per E’ Oro, il marchio che identifica i corner dedicati alla piccola gioielleria (e che fa sempre capo a Mercatone Uno) ci sarebbero già ulteriori manifestazioni di interesse.
«Fin dall’inizio – spiega Servadei – abbiamo ribadito che la nostra volontà era quella di salvaguardare i livelli occupazionali». Compito che ora aspetta ai commissari, ai quali la normativa consente, peraltro, ampia flessibilità. Saranno sempre loro a dover trovare un accordo con i circa tremila creditori, che vantano complessivamente 425 milioni. Una voragine per il gruppo di Imola, che negli ultimi anni, a causa del crollo dei consumi, aveva assistito all’erosione del fatturato, sceso a poco più di mezzo miliardo. L’applicazione della Marzano era una delle ipotesi sul tavolo fin dall’inizio della crisi che aveva portato i vertici dell’azienda a chiedere al Tribunale di Bologna il concordato preventivo. Oggi Mercatone Uno viene entra nella nuova fase con una liquidità ottenuta con la massima razionalizzazione dei costi, ma senza pendenze nei confronti dei dipendenti, che hanno continuato a percepire con regolarità, ogni mese, gli stipendi. Quanto al futuro fa perno su un piano di rilancio che prevede un complessivo restyling della rete commerciale, con un ammodernamento dei punti vendita, oltre a una maggiore specializzazione e a un intervento sulla filiera della logistica e dei fornitori. In pratica, il nuovo Mercatone Uno dovrà investire sempre di più sul settore del mobile, rivedendo anche le categorie merceologiche del libero servizio. La specializzazione, soprattutto, è la carta sulla quale hanno puntato i vertici del big emiliano. Pochi mesi fa le manifestazioni di interesse, anche da parte di fondi di investimento erano tre.

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