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Il mercato volta le spalle al Montepaschi. Il Qatar si sfila, l’intervento dello Stato

L’operazione di aumento di capitale del Monte dei Paschi è appesa a un filo sottilissimo, e diventa assai probabile l’intervento da parte del governo, forse già questa sera. Dopo i segnali decisamente negativi arrivati ieri, per materializzare la soluzione di mercato auspicata dalla banca e dall’esecutivo, che ha già predisposto tutti gli strumenti necessari per offrire sostegno, servirebbe un vero e proprio miracolo.

La conversione delle obbligazioni subordinate della banca si è chiusa nel pomeriggio con la raccolta di 2,4 miliardi sui 4 teoricamente possibili. Non bene, ma neanche malissimo. Il problema è che gli investitori chiamati a sottoscrivere le nuove azioni non si sono fatti vivi. «Per quanto è a conoscenza della banca ad ora» si legge in una nota diffusa in tarda serata «non si sono concretizzate manifestazioni di interesse da parte di anchor investor ». Manca un azionista forte in grado di coagulare altri interessi: il fondo sovrano del Qatar, che aveva promesso un miliardo di euro, si è sfilato. I termini per l’aumento di capitale scadono oggi pomeriggio, e se le cose resteranno così, il governo dovrà aprire i cordoni della borsa per una ricapitalizzazione preventiva, concordata con Bruxelles, per evitare il peggio.

Il Parlamento ieri ha dato via libera alla modifica dei saldi di finanza pubblica, autorizzando l’esecutivo a spendere fino a 20 miliardi di euro, da scaricare essenzialmente sul debito pubblico, per sostenere le banche che incontrano difficoltà a reperire sul mercato i soldi per rafforzare il patrimonio eroso dai crediti in sofferenza. Il primo problema è quello del Monte dei Paschi, ma non è l’unico, perché anche le popolari venete, che tuttavia ieri hanno ricevuto dal fondo Atlante circa un miliardo in conto aumento di capitale, potrebbero aver presto bisogno di nuovi mezzi, come la banca Carige. La richiesta del governo è stata approvata dal Pd, Area Popolare, Forza Italia, e Ala, ma duramente contestata da Lega e M5S, che con il blog di Beppe Grillo ha chiesto di sfiduciare il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Il governo è impegnato per «la massima tutela dei risparmiatori» ha detto il ministro in Parlamento, aggiungendo che con un eventuale intervento dello Stato «l’impatto per loro sarebbe minimizzato, se non reso nullo». I 20 miliardi potranno essere usati, con i decreti, per i possibili aumenti di capitale, e per offrire garanzie di liquidità al sistema, evitando un contagio della crisi.

I vertici della banca senese si sarebbero recati ieri al Tesoro prima della riunione del Consiglio a Siena, riconvocato per oggi a Milano. In Borsa Mps ha perso un altro 12%, con le azioni giunte a toccare il minimo storico, 15 euro (16,3 in chiusura). La misura dell’eventuale apporto dello Stato è legata alla perdite derivanti dalla cessione delle sofferenze, imposta dalla Bce. Il fondo Atlante ha fatto sapere che potrebbe rimanere in campo anche con la presenza del Tesoro. Che a sua volta, se entrasse, potrebbe anche appostare nuove garanzie per quei crediti, allentare la pressione per la loro dismissione, e così favorire prezzi più alti e perdite meno elevate. Una ricapitalizzazione preventiva,comporterebbe però sacrifici per gli azionisti e gli obbligazionisti, cui potrebbe essere offerta una conversione in azioni meno favorevole di quella chiusa ieri.

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