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«Mercato unico a rischio»

Parla nel ventesimo anniversario del mercato unico europeo ma parla soprattutto guardando all’appuntamento di giovedì e venerdì a Bruxelles. Mario Monti interviene in web-streaming al seminario del Parlamento europeo e “celebra” questi venti anni avvertendo soprattutto dei rischi che ci attendono se le decisioni raggiunte al Consiglio europeo della fine di giugno non saranno rispettate al prossimo incontro di questa settimana e poi al nuovo vertice del 13 e 14 dicembre che dovrebbe chiudere la difficile partita sull’unione bancaria europea. In queste ore di difficili tratattive tra i capi di Stato e di Governo alla ricerca di una mediazione, Monti parla di ciò che c’è in ballo. «Ci sono rischi che il mercato unico possa tornare indietro e perfino disintegrarsi». Rischi di una «frammentazione a causa degli spread eccessivi di alcuni Stati» e di «imprese che hanno la stessa affidabilità creditizia di altre ma hanno, poi, un accesso al credito a tassi molto diversi a seconda della loro collocazione sul mercato unico mentre le banche hanno quasi cessato di prestarsi denaro al di là delle frontiere».
Dunque, la “tela” dell’euro rischia di strapparsi e dividere chi sta traendo vantaggi (Germania e le sue imprese) e chi invece sta soffrendo come l’Italia. E allora la via è quella di seguire ciò che già è stato deciso a fine giugno: Esm e sorveglianza bancaria unica. «Bisogna consolidare le decisioni prese dal Consiglio europeo di giugno sulla stabilizzazione dei mercati dei titoli sovrani e sulla ricapitalizzazione diretta delle banche da parte dell’Esm non appena sarà stato creato e sarà in funzione il supervisore unico di sorveglianza bancaria». Si tratta di snodi di fondo politici visto che sono – di fatto – cessioni di sovranità che la Germania mal digerisce. Ma il premier insiste e sottolinea due componenti essenziali: «Un sistema di risoluzione delle crisi bancarie con un’autorità unica europea e un meccanismo di garanzia europeo dei depositi per la risoluzione di crisi bancarie».
Insomma, nel giorno del suo ventesimo anniversario, è proprio il mercato unico a essere a rischio, ma è solo da lì che si passa «per far ripartire la crescita». E quindi si tratta di trovare un nuovo punto di mediazione tra austerità e il sostegno allo sviluppo. «È il momento di mettere insieme un pacchetto di iniziative credibili che sblocchino il potenziale del mercato unico, procedendo con le interconnessioni transfrontaliere per avere nello stesso tempo un rilancio della domanda e dell’offerta». Senza questo passaggio e seguendo solo il tracciato del rigore, il percorso diventa ingestibile. «C’è il riemergere del tradizionale protezionismo, contro i lavoratori e anche contro le merci di altri Stati membri».
Insomma, Monti chiarisce bene al Parlamento europeo cosa c’è sul piatto e da quale parte si schiera: per l’unione bancaria, con le proposte della Commissione Ue e per il metodo comunitario. «Sull’unione bancaria e sul single rule book (sistema unico di regole) per le banche nell’intero mercato unico bisogna attenersi alle proposte che sono state o che saranno avanzate dalla Commissione Ue». Del resto, il Nobel per la pace all’Ue diventa «la testimonianza della capacità di superare l’eredità di due guerre con la costruzione del mercato unico».
In un’altra circostanza – un’intervista all’Independent – Monti ha raccontato di come parlò di Maastricht e di Europa alla Thatcher: «Le dissi che gli italiani lo accettarono perché li avrebbe spinti a fare quello che avrebbero dovuto». Insomma, un vincolo esterno che è né più né meno come quello di oggi. Nell’intervista parla delle sue priorità: «Lotta alla corruzione e all’evasione fiscale: non pagare le tasse non è un’opzione. La chiamo una guerra all’evasione». L’ultima risposta è cosa accadrà dopo le elezioni: «Non so ma sono convinto che stiamo assistendo a un profondo cambiamento nei cittadini. La gente capisce che i cambiamenti chiave non possono essere evitati».

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