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Il mercato scommette sulla Bce, bene Borse e bond

La recente tornata di dati macroeconomici deludenti in arrivo dagli Stati Uniti (ultimo in ordine di tempo l’indice Pmi del settore servizi) ha consolidato le aspettative del mercato su un rinvio del rialzo dei tassi al direttivo Fed del prossimo 20-21 settembre. Gli investitori sono così tornati a focalizzarsi sul Vecchio Continente in vista del direttivo della Banca centrale europea in programma oggi.
Dall’Eurotower gli investitori si attendono indicazioni su quali saranno i destini del piano di Quantitative easing che nei giorni scorsi ha superato la fatidica soglia dei mille miliardi di euro di titoli acquistati. Sulla sua possibile estensione oltre la sua naturale scadenza di marzo 2017 e su come affrontare il problema della scarsità di titoli acquistabili. Tra i criteri che regolano il Qe c’è il limite a non acquistare titoli il cui rendimento sia superiore al tasso sui depositi (-0,4%) e la cosiddetta regola della “capital key” che impone di acquistare titoli in proporzione alle quote nel capitale della Bce detenute da ciascun Paese. Due paletti che rischiano di rendere inattuabile il piano dal momento che i titoli che più dovrebbero essere acquistati (quelli tedeschi) sono anche quelli che meno vi rientrano: fino alla scadenza di sette anni i titoli emessi dalla Germania hanno rendimenti inferiori a -0,4% e sulle maturity più lunghe i tassi continuano a scendere.
Proprio ieri Berlino ha collocato sul mercato primario un Bund decennale il cui rendimento si è attestato a un nuovo minimo storico: -0,11 per cento. Numeri che peraltro hanno scoraggiato la propensione degli investitori a fare un investimento su un titolo che, se mantenuto a scadenza, finirebbe col garantire non un interesse ma una perdita a chi lo ha sottoscritto. Ne ha fatto le spese lo stesso Tesoro tedesco che si è trovato a piazzare oltre un miliardo in meno del previsto dato che la domanda è stata di appena 3,95 miliardi a fronte di un obiettivo di vendita di 5 miliardi.
Sul mercato secondario in ogni caso i titoli di Stato tedeschi continuano ad andar bene anche se gli acquisti tendono a concentrarsi dove ancora qualche rendimento c’è. Cioè sui titoli a scadenza molto lunga: 20 e 30 anni. Su quest’ultima scadenza in particolare ieri si sono visti movimenti importanti con il tasso sceso su minimi di giornata dello 0,39 per cento. Il fenomeno dell’appiattimento della curva dei rendimenti, con i titoli a lunga scadenza che vanno meglio rispetto a quelli a breve, è peraltro un fenomeno comune in tutta l’Eurozona e che è testimonianza dell’aspettativa dei mercati sul fatto che la Bce continuerà ancora a lungo a garantire ossigeno.
Le attese sulle decisioni di politica monetaria al direttivo Bce di domani hanno mosso il mercato obbligazionario. Gli acquisti hanno comunque premiato anche le azioni con tutti i principali indici di Borsa che ieri hanno chiuso gli scambi in positivo. Bene in particolare le piazze di Milano, ieri la migliore in Europa con un rialzo dell’1,41% sull’indice Ftse Mib, e Madrid (+1,3% l’indice Ibex 35) che hanno fatto decisamente meglio della media degli altri listini. Per l’indice Stoxx 600 tuttavia il magro +0,29% messo a segno ieri è stato abbastanza per toccare quota 350.46 punti, soglia che rappresenta un nuovo massimo dal gennaio. Da inizio anno in ogni caso la performance dell’indice resta negativa del 4,2 per cento. Per Milano il rosso resta a due cifre con il Ftse Mib in calo del 19,3 per cento.

Andrea Franceschi

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