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Il mercato crede al piano B su Atlantia per evitare la revoca

Una maxi multa, o meglio una maxi compensazione economica. Secondo fonti governative, l’esecutivo starebbe vagliando anche questa ipotesi, oltre alla revoca, nell’ambito della riflessione avviata attorno al futuro di Autostrade per l’Italia e della concessione in capo alla compagnia.

Ieri sera fonti dell’Ansa parlavano di una «maxi multa come possibile alternativa alla revoca», ma dal Governo non arrivano né smentite né conferme. D’altronde la convenzione in vigore esclude cifre così rilevanti, sia a titolo di sanzioni sia a titolo di penali. Se ne può dedurre che le fonti alludano a una compensazione. Che oltretutto allontanerebbe per entrambe le parti il rischio di lunghi contenziosi.

La transazione in contanti, evidentemente, farebbe parte di un più ampio pacchetto di impegni che la società potrebbe assumersi per evitare il rischio revoca. Al momento, non risulta avviato un vero e proprio tavolo di trattativa, l’ultimo incontro tra le parti sul tema risalirebbe a novembre. Ma, i messaggi concilianti di Aspi e della controllante Atlantia degli ultimi giorni sembrerebbero andare nella direzione di intensificare i contatti, oltre la normale dialettica tecnica. E in quest’ottica il prossimo piano operativo di Aspi, abbinato a una successiva disponibilità della società a rivedere le tariffe, potrebbe servire quanto meno a stemperare gli animi se il contenuto rispecchiasse un effettivo cambio di passo rispetto al passato.

L’amministratore delegato Roberto Tomasi, come è noto, lavora da tempo a nuove linee guida. La società, d’altra parte, ha bisogno di una programmazione triennale, a prescindere dall’esito del braccio di ferro in atto col Governo. L’intenzione è comunque quella di dare un segnale chiaro all’esecutivo: il business plan deve rappresentare chiaramente «un cambio di passo». Questo impone naturalmente forti investimenti in manutenzione, oltre a quanto già previsto. Impegnarsi sulla manutenzione potrebbe favorire un allentamento della pressione del Mit, i cui ispettori negli ultimi mesi hanno contribuito a far sì che ci fossero limitazioni di traffico in aree cruciali. Ancora ieri è stata una giornata critica sulla costa abruzzese e per oggi è prevista al Mit una riunione tecnica proprio su questo; forse il suo esito darà ulteriori segnali sulle intenzioni della politica.

Non solo: uno dei temi centrali dovrà anche essere la qualità del servizio. Quindi impegno su questioni cruciali come sostenibilità e tecnologia.

Basterà? Salvatore Margiotta, sottosegretario al ministero delle Infrastrutture, ha dichiarato che «il minimo che si può chiedere è un risarcimento economico molto sostanzioso, una revisione dei pedaggi, un vero piano di manutenzione. L’altra possibile soluzione è la revoca».

Di certo, da parte sua Autostrade, come sottolineato da Tomasi, è intenzionata a proseguire i colloqui col Governo per provare a evitare lo strappo. Nei mesi scorsi si era parlato di 13 miliardi di investimenti nei prossimi 18 anni di concessione. E di una possibile transazione, il cui ammontare è tutto da definire ma potrebbe essere un mix di contanti (2 miliardi una delle ipotesi circolate) e minor introiti da tariffe.

Ma la situazione resta complessa. Tanto più perché si intreccia con la vicenda Alitalia. Ieri Atlantia ha confermato «che mantiene ferma la disponibilità a proseguire, se richiesto, il confronto per l’individuazione del partner industriale e di un piano industriale, condiviso, solido e di lungo periodo per un effettivo rilancio di Alitalia». A stretto giro, ha però risposto il Governo con il ministro Stefano Patuanelli, che in commissione Trasporti alla Camera ha dichiarato: «Continuare a parlare di Atlantia è assolutamente inutile».

Intanto, però, la sola idea che Atlantia possa trovare un compromesso col Governo sulla concessione ha messo le ali al titolo. Ieri le sue azioni hanno chiuso le contrattazioni in rialzo del 3,93% a 21,42 euro. Per Banca Imi un’intesa sarebbe «una concreta via d’uscita» al braccio di ferro anche se va trovato un accordo su compensazioni che contemplino più spese per investimenti e manutenzione della rete e tariffe più basse. «Continuiamo a ritenere che l’obiettivo del governo sia di rafforzare la propria posizione nella rinegoziazione del contratto con Aspi», ha aggiunto Equita.

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