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Mercati un portafoglio in sei mosse

di Giuditta Marvelli

Le Borse hanno tenuto botta, sia pure con qualche crepa. E, a sorpresa, Piazza Affari è quella che ha traballato di meno. Il bilancio del primo, accidentato trimestre del 2011, si chiude con una correzione, innescata dal terremoto giapponese e dalla guerra di Libia. Ma anche con la convinzione che si tratti solo di uno scrollone che non cambierà il panorama di fondo. «I mercati si ripiegano su se stessi in modo drammatico solo quando il problema è nei meccanismi della finanza — spiega Fausto Artoni, gestore senior di Azimut sgr —. Le catastrofi naturali e le guerre provocano solo turbamenti momentanei» . In caso di disastri globali — dice uno studio di Goldman Sachs che ha analizzato i dati dal 1980 ad oggi, compreso l’effetto del terremoto che colpì l’Irpinia — il rendimento delle azioni scende, ma rimane in territorio positivo se l’intonazione di fondo era rialzista. Perché quasi subito si scommette per la ripresa. Un fenomeno già visibile anche questa volta, nonostante le perduranti incertezze sul fronte nucleare. Reuters, per esempio, ha calcolato che negli ultimi giorni i volumi di acquisto sulle azioni giapponesi hanno toccato i massimi dal 2005. Contropiede I numeri del trimestre incoronano quindi Piazza Affari sulla scia della mini-ripresa delle banche e dei finanziari in generale, che da inizio anno hanno accumulato performance a due cifre, grazie alla maggior tranquillità sul destino post crisi del credito. Il plus di Milano è facile da giustificare: sportelli e polizze pesano per oltre il 40%sull’indice delle blue chip, che rappresenta il 90%della capitalizzazione. E facile quindi capire perché Piazza Affari da gennaio è su dell’ 8-9%, mentre gli Stati Uniti e le Borse mondiali perdono tra il 2 e il 3%. Se però andiamo indietro di un anno la situazione si ribalta: Piazza Affari perde il 3%e l’S&P 500 guadagna il 6%. Il vincitore assoluto del trimestre è, ovviamente, il petrolio, con un rendimento in euro del 16,8%. Galleggiano anche i Cct (+1,96%) e i Btp (+1,04%), mentre Ctz, fondi di liquidità e Bot non perdono ma non riescono a tenere a bada l’inflazione (+0,99%). Tutto il resto, compresi oro e frumento, i velocisti delle ultime stagioni, nel primo trimestre del 2011 ha corretto un po’. Il grano, la materia prima rincarata al punto da far scoppiare le prime rivolte in Tunisia, cede oltre il 9%. Ma a 12 mesi la performance resta ad un impressionante 54%. Il lingotto invece ripiega del 4,5%, ma a un anno è su (sempre in euro) di oltre il 22%. E adesso? La correzione che ha ridimensionato i vincitori e messo in luce qualche perdente mette qualche aut aut davanti al portafoglio. Interrogativi CorrierEconomia ne ha individuati sei ed offre altrettanti ragionamenti ai lettori che abbiano voglia di interrogarsi. Azioni o bond? Borse occidentali o Borse Emergenti? Euro o altre valute? Molte case di investimento globali non hanno cambiato idea. Il 2011 è sempre l’anno delle Borse e non quello dei bond, attesi al varco dal rialzo dei tassi di interesse e dalla faticosa gestione del debito sovrano europeo. «Siamo solo in modalità correzione — scrivono gli analisti di Jp Morgan — non si sta tornando seriamente indietro» . I più prudenti — come Barclays — suggeriscono per ora un atteggiamento neutrale rispetto al capitale di rischio. I più aggressivi (Morgan Stanley Smith Barney) continuano a preferire i mercati Emergenti e le Borse molto condizionate dai prezzi delle materie prime (Canada e Australia). I pessimisti, come Albert Edwards di Sg, invitano invece a riflettere sul fatto che a 18 mesi dall’annuncio della fine della recessione negli Usa il settore immobiliare è sempre messo male. E che in Europa ci si sta preparando alla lotta contro l’inflazione inesistente. Il dibattito è, come sempre, aperto.

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