Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Mercati in stand-by, occhi su crisi e vaccini

Da un lato c’è l’incertezza per l’esito finale di questa crisi di Governo: quando i mercati finanziari ieri hanno chiuso i battenti, la situazione era ancora fluida. Dall’altro però c’è la speranza (dal punto di vista dei mercati) che qualunque sia l’esito della crisi politica, difficilmente l’Italia andrà alle elezioni anticipate. Questi due elementi (l’incertezza ma anche la consapevolezza che le urne restano lontane) hanno tenuto ieri i titoli di Stato nel limbo: da un lato i rendimenti dei BTp decennali sono scesi a 0,66% (tornando lievemente sotto quelli greci), dall’altro lo spread sui Bund è rimasto poco sotto i livelli di venerdì (da 122 a 121 punti base). Segno che la tensione resta, ma fino a un certo punto. «È come avere la febbre a 36,9 – commenta un operatore -. Un certo malessere c’è sul mercato, ma nulla di che». Almeno fino a che le elezioni restano lontane: sono infatti le urne a fare paura ai mercati, dato che un eventuale maggioranza no-euro (è il timore diffuso tra gli investitori) potrebbe rimettere in discussione l’apparteneza dell’Italia nella moneta unica. Questo è l’unico tema che davvero fa paura agli investitori: chi compra BTp infatti presta euro all’Italia, e la sola ipotesi che l’Italia possa un giorno restituire lire svalutate al posto degli euro fa paura agli investitori. Per ora questa ipotesi è remota, ma resta sempre un retropensiero sui mercati ogni volta che in Italia sembrano avvicinarsi le elezioni.

Ma ieri tutto questo è passato in secondo piano sui mercati finanziari. Gli investitori hanno infatti avuto ben altro con cui fare i conti: cioè la lentezza nella somministrazione del vaccino e il rischio che questa lentezza dia spazio alla diffusione delle varianti del Covid 19. È questo che ieri ha fatto cadere tutte le Borse europee ai minimi da due settimane: non solo Milano (-1,60%), ma anche Francoforte (-1,66%), Parigi (-1,57%), Madrid (-1,73%) e Londra (-0,84%). A risollevare un po’ il morale sul finale è stato solo il nuovo record del Nasdaq, in attesa dei conti delle big tech americane. Il timore è che l’immunità di gregge possa slittare al 2022 e che il 2021 (che i mercati pensavano fosse l’anno del ritorno alla normalità) resti un secondo anno di lockdown e di restrizioni. Questo creerebbe un danno enorme sull’economia, sui conti pubblici degli Stati già provati dalle misure di ristoro (in tutti i Paesi) e sulle imprese che già sono iper-indebitate. Già ora i danni sono enormi, anche nelle economie più forti come quella tedesca. Ieri l’ha dimostrato l’indice Ifo sul morale delle imprese, sceso oltre le aspettative a quota 90,1 da 92,2 di dicembre. Questo dato conferma quanto un documento del ministero del’Economia tedesco, visionato da Reuters, prevede: cioè che l’economia tedesca non tornerà ai livelli pre-Covid prima di metà 2022. A meno che la pandemia non duri ulteriormente. Ecco perché il mercato è preoccupato. Ecco perché la crisi politica in Italia, in un momento così delicato, aumenta – almeno un po’ – le tensioni.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa