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Mercati senza rotta, pesa l’incertezza

La situazione è drammatica, ma non seria. Si potrebbe sintetizzare così la giornata di ieri, parafrasando le parole dello scrittore Ennio Flaiano, tra dimissioni virtuali dei parlamentari del Pdl a quelle reali dei ministri, in attesa del voto di fiducia del governo Letta che domani si presenterà alle Camere in vista del voto di fiducia. Una seduta finita meglio delle più ottimistiche previsioni con lo spread del BTp sul Bund tornato vicino ai livelli di venerdì scorso a 265 centesimi, il rendimento al 4,427% e Piazza Affari in recupero sul finale fermando le contrattazioni a -1,2 per cento. Male le banche e il titolo Mediaset (-4,52%) il peggiore del listino.
Una crisi che con il passare delle ore allontana i timori di elezioni anticipate e scommette su una spaccattura all’interno del Pdl. A segnare il cambio di rotta un report dell’agenzia Reuters delle 14:37 che indica in una ventina i possibili senatori del Pdl pronti a formare un nuovo gruppo. Mentre si rafforza l’ipotesi di un governo Letta bis, in serata arriva la telefonata “affettuosa” tra il premer e il cancelliere tedesco Angela Merkel che auspica «una stabilità politica in Italia e della prosecuzione del programma di riforme».
I timori per il rating
La seduta si era aperta sotto i peggiori auspici con gli incubi del passato che tornavano alla memoria a cominciare dal quel terribile novembre del 2011 quando, tra la caduta del governo Berlusconi e l’arrivo del premier Monti, il BTp era arrivato alle stelle fino al 7,49 per cento. Ci sono voluti nervi saldi con le vendite pesanti ordinate anche dall’estero e dagli Stati Uniti, con un’indicazione di «sell» da parte di Goldman Sachs: lo spread sfiora 288 centesimi e il rendimento del decennale dei titoli di Stato decennali il 4,66%, il livello più alto dallo scorso 27 giugno e sembra puntare dritto verso il 5 per cento.
A fare paura, le elezioni anticipate al buio senza la riforma elettorale, ma anche la spada di Damocle delle agenzie di rating. Fitch è la prima agenzia a venire allo scoperto e in un comunicato fa sapere che «il potenziale crollo della coalizione di governo in Italia mette a rischio nel breve e medio termine gli obiettivi di politica fiscale e crea incertezza in un periodo cruciale in cui il bilancio 2014 dovrebbe essere completato».
Un avvertimento che punta dritto al taglio del rating (ora BBB+ con prospettive negative) su cui si aggiunge il rischio di un movimento simile di un’altra agenzia di rating la Dbrs di Toronto, l’ultima ad avere mantenuto il merito di credito più alto sull’Italia: se dovesse allinearsi alle altre (Moody’s, S&P’s e Fitch) costringerebbe la Bce a chiedere alle banche più fondi quando consegnano i titoli di Stato italiani a garanzia dei finanziamenti di Francoforte. Un’ulteriore salassata per le banche che hanno in bilancio i BTp: dopo le aste della scorsa settimana, ieri gli specialist hanno disertato, con una domanda pari a zero, l’opzione ad acquistare titoli a cinque e dieci anni a condizioni che in altri tempi erano considerate vantaggiose.
Pesano le tensioni negli Usa
Segnali contrastanti che vanno di pari passo con le notizie che arrivano da Roma, ma anche dagli Usa sotto pressione per i timori di un mancato accordo al Congresso Usa sul budget federale. Se per JP Morgan la crisi potrebbe dare al premier Letta la stabilità di governo di cui ha bisogno, per Barclays elezioni anticipate al buio sono improbabili dal momento che c’è da approvare la legge di stabilità. A preoccupare sono le turbolenze politiche italiane che possono riaccendere la crisi del debito nella zona euro, ma anche i timori di una “misera crescita” per l’Italia che avrebbe come conseguenza nefasta un’ulteriore perdita di competitività e produttività delle imprese.

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