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Mercati «Ora la crescita, oppure si rischia grosso»

La vittoria del sì alla Brexit accelera l’arrivo dell’economia globale a un punto di svolta con due possibili esiti: o riprende a crescere in modo robusto o precipita nella stagnazione e tutto andrà molto peggio di adesso. Ed è un ulteriore motivo perché i comuni risparmiatori prendano atto che tutte le «regole d’oro» per gli investimenti, considerate finora universalmente valide, non valgono più. Comunque non può continuare a lungo l’attuale situazione di lenta crescita con una volatilità dei mercati finanziari repressa dalle banche centrali.

Nuovi paradigmi

Lo sostiene Mohamed El-Erian, ex amministratore delegato della società di gestione Pimco, ora consulente capo economista di Allianz. Nel suo libro appena uscito negli Stati uniti, «L’unico gioco in città: banche centrali, instabilità ed evitare il prossimo collasso», El-Erian parla di «incrocio a T». E durante un incontro la settimana scorsa a New York ha spiegato che cosa significa: «Entro due o tre anni l’attuale mondo finirà, perché la strada davanti a noi si biforca e l’economia globale prenderà una delle due direzioni opposte».

«Chi è ottimista — ha detto El-Erian -—può pensare che le autorità politiche finalmente metteranno in pratica le ricette per la crescita su cui la maggioranza degli esperti è d’accordo, le aziende impiegheranno per sviluppare il business l’enorme liquidità che hanno in cassa e le eccitanti innovazioni tecnologiche emergenti contribuiranno a una forte ripresa».

«Chi invece è pessimista — ha continuato El-Erian — può sottolineare l’incapacità di essere responsabili mostrata finora dai politici, la perdita di efficacia degli interventi delle banche centrali e l’enorme distanza che si è creata fra i prezzi di azioni, obbligazioni e altri beni finanziari e il loro valore fondamentale».

L’economista non scommette su nessuna delle due vie, nemmeno dopo il voto a Londra. «Per me entrambi gli esiti hanno il 50% di probabilità di materializzarsi — ha dichiarato —. E questa incertezza ha grandi implicazioni per l’industria del risparmio».

Finora gli investitori hanno creduto in tre principi: focalizzarsi sul lungo termine; preoccuparsi innanzitutto della diversificazione dei rischi; e non considerare la liquidità come parte di una strategia corretta. «Ora questi ‘dogmi’ sono saltati — ha osservato El-Erian —. L’indice S&P500 negli ultimi due anni ha reso zero, ma ci sono stati molti su e giù: altrettante occasioni per investimenti opportunistici. Le correlazioni fra i diversi investimenti, e quindi i rispettivi rischi, non funzionano più come una volta. E la liquidità è diventata un bene prezioso, perché ti dà la forza di resistere in mezzo a una crisi, la possibilità di scegliere come investire quando viene il momento e l’agilità di muoverti velocemente sul mercato».

Strategie

Questo non vuol dire che El-Erian consiglia di vendere tutto e tenere solo denaro contante: raccomanda però di limitare al minimo investimenti che tendono a diventare illiquidi quando scoppia una crisi, come i titoli di aziende di Paesi emergenti. Una strategia possibile, secondo El-Erian, è tenere una buona fetta del portafoglio al «sicuro» con cash e titoli di Stato di alta qualità e a breve termine, impiegando una piccola quota nelle nuove opportunità offerte dalle startup tecnologiche, dalle infrastrutture.

A proposito di titoli di Stato, la curva piatta (rendimenti quasi uguali per il lungo e il breve periodo) dei Treasury bond Usa è un’altra delle anomalie attuali. «In tempi normali sarebbe il segnale di una grande recessione imminente — ha detto El-Erian —. Oggi non è così. L’economia americana sta relativamente bene: le banche si sono rafforzate, i bilanci aziendali ripuliti, fiorisce l’innovazione high-tech, sono stati creati molti posti di lavoro e i salari hanno iniziato a migliorare. Per questo gli europei, e non solo loro, corrono a comprare T-bond facendo alzare i prezzi e abbassando i rendimenti».

Dopo il voto britannico, «i governi europei devono riflettere se vogliono stabilizzare l’unione, che ora traballa — ha spiegato El-Erian — perché è solo monetaria e quella bancaria è a metà: mancano l’integrazione fiscale e quella politica. Ma ci vuole una volontà che oggi non c’è».

Più in generale tutti i governi, secondo El-Erian, devono rendersi conto che se continuano a convivere con questa lenta crescita, succederanno eventi ancor più incredibili del referendum per la Brexit. «Troppo a lungo il mondo ha abbracciato il modello sbagliato della crescita, credendo che la finanza sia il motore — ha sottolineato l’economista —. Bisogna tornare a investire nei fattori fondamentali della crescita come le infrastrutture, e riformare i vecchi sistemi fiscali sia per gli individui sia per le aziende, spingendole a impiegare il loro cash».

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