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Mercati Investire sulle occasioni della correzione

Una pausa dopo la grande corsa. Ed ecco che dopo il rialzo che da gennaio ha portato il listino di Piazza Affari a una performance del 26% e lo spread tra il bund e il Btp decennale a un minimo quinquennale di 97 punti base, nel giro di poche sedute — complice la crisi debitoria del governo ellenico — il listino milanese ha corretto del 3-4% e lo spread è risalito a quota 126, con un picco di 140 punti. 
Si tratta di una crisi temporanea dei mercati o di una vera e propria inversione di tendenza? I fund manager e gli analisti delle grandi banche internazionali propendono per la prima ipotesi e, pur con accentuazioni diverse, suggeriscono di acquistare sia bond governativi che titoli azionari sulle debolezze delle quotazioni. Perché se il rendimento del Btp decennale italiano oggi all’1,4% dovesse portarsi allo 0,70%, come nel caso irlandese ( vedi articolo a fianco ) gli spazi di guadagno in conto capitale sarebbero di almeno il 3-4%. Mentre i listini, da Piazza Affari alle principali borse europee, potrebbero beneficiare di una seconda gamba di rialzi, anche del 10%, nell’ipotesi di un consolidamento della ripresa e di una risalita del 10-15% degli utili aziendali.
A rompere l’incanto della cavalcata per le Borse (e di una continua discesa dello spread per i bond) sono state le nuove difficoltà debitorie di Atene che entro il 12 maggio dovrà restituire una tranche di 750 milioni di dollari all’Fmi e una somma analoga entro il 19 giugno.
Un sondaggio condotto da Swg per conto di Corriere Economia rivela che oltre i due terzi degli italiani non sono particolarmente allar mati dal rischio di una possibile uscita della Grecia dall’euro in caso di default. Il 38% dei rispondenti ritiene infatti che un tale evento sarebbe «negativo ma privo di un grave impatto», il 30% lo giudica «ormai poco significativo» e solo il 15% si dichiara allarmato. Gli altri, il 17%, non hanno una opinione precisa.
La sostanziale serenità dell’opinione pubblica italiana non è condivisa da tutti. Uno studio del Credit Suisse appena pubblicato sottolinea infatti che «se nelle prossime settimane la situazione greca dovesse sfuggire di mano c’è il rischio che l’attuale ripresa dell’economia europea possa deragliare, «a causa di un effetto contagio della crisi bancaria agli altri paesi dell’eurozona».
Volatilità
«La crisi del debito greco, più che la causa è il pretesto che ha determinato la correzione dei mercati, dopo oltre tre mesi di rialzi. Se l’uscita del paese dall’eurozona si realizzasse effettivamente ci sono oggi delle reti di protezione, a cominciare dal quantitave easing , l’acquisto di titoli pubblici, della Bce in grado di tenere la situazione sotto controllo», afferma Alessandro Capeccia, gestore azionario specializzato sulla zona euro di Azimut sgr. Secondo il gestore tuttavia questa crisi non è senza effetti. «La volatilità dei mercati continuerà per tutto il secondo trimestre e mi aspetto di comprare meglio, in Piazza Affari, tra qualche settimana», conclude.
Comprare a prezzi migliori, magari su uno storno delle quotazioni, è l’obiettivo di ogni investitore, soprattutto in uno scenario di tendenziale miglioramento dell’economia. «Il mercato potrà essere laterale, privo di una precisa direzione di marcia, almeno fino a giugno e in questo scenario diventa essenziale una politica di stock picking , ovvero di selezione dei titoli molto attenta», conferma Gian Paolo Rivano, responsabile inve stimenti d Amaranto Investment Sim, una Sim indipendente di consulenza.
Mentre su posizioni più marcatamente «interventiste» sono gli analisti americani di JPMorgan Cazenove, che considerano «ogni calo delle quotazioni una buona opportunità di acquisto», come scrive lo strategist Mislav Matejka in un report appena pubblicato. Oltre a una possibile crescita degli utili del 10-15% in tutta l’eurozona, gli analisti di JPMorgan sono convinti che i mercati azionari del Vecchio Continente nel corso dei prossimi mesi, in particolare nella seconda metà dell’anno, saranno sostenuti da una ripresa della spesa per investimenti, dalle operazioni di buyback (riacquisto di azioni proprie) da parte del le aziende e da una nuova ondata di fusioni e acquisizioni.
I comparti
Il settore che in Italia potrebbe essere maggiormente interessato da una nuova ondata di operazioni societarie è quello bancario che secondo Capeccia «sarà sostenuto anche da un forte calo degli accantonamenti su crediti, grazie alla ripresa economica, e che quindi migliorerà la propria redditività». Ma anche i comparti più «difensivi» dal farmaceutico agli alimentari potrebbero dare ulteriori soddisfazioni agli investitori.
Chi non se la sente di fare nuovi acquisti nell’immediato potrebbe realizzare una manutenzione «tattica» del portafoglio puntando su quelle società che nelle fasi di crisi o di volatilità dei mercati degli anni passati hanno tenuto meglio il punto delle quotazioni (vedi articolo a fianco). A volte persino guadagnando mentre il mercato in media scendeva.
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