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I mercati guardano al dopo-Macron: frena il rally del BTp

Non più fuga verso la qualità, questa volta è una fuga in avanti. I mercati hanno fretta di anticipare e ieri si sono mossi in accelerazione: data la vittoria di Emmanuel Macron come arciscontata, hanno prevalso le incognite sulle certezze, soprattutto frenando qualsiasi voglia di rally sui BTp che restano appesantiti dalla zavorra del debito/Pil al 133%, dai timori del tapering della Bce e dal rischio politico di elezioni in arrivo senza una riforma elettorale e con il populismo anti-euro in ascesa. I Cds hanno ridotto il rischio sovrano europeo cancellando il tail-risk della Le Pen, ma l’Italia continua ad avere una performance fiacca e peggiore rispetto alla Spagna: in arrivo domani e dopo le aste di BoT e BTp per circa 13 miliardi.
Un punto interrogativo che i mercati stanno già rivolgendo sulla Francia, e in collegamento con il rischio Italia, è legato alla capacità di Macron di realizzare e implementare il suo ambizioso programma fortemente europeista: se riuscisse a metterlo in atto, anche solo parzialmente, sarebbe un vero e proprio toccasana per i BTp nel momento in cui la Bce si prepara ad alleggerire il QE riducendo gli acquisti mensili di titoli di Stato. «Il mercato si è mosso molto velocemente: l’elezione di Macron ha rimosso il rischio politico per il 2017, ponendo al centro il nuovo tema, che è il tapering in Europa. Il mercato si interroga ora su come e quando la Bce ridurrà gli acquisti di titoli di Stato – ha commentato Cosimo Marasciulo,responsabile fixed income Europe di Pioneer Investments -. La Banca centrale si muoverà con molta cautela, come sta facendo la Fed, perché il target di inflazione non è stato ancora raggiunto. Intanto però subito lo spread BTP-Bund si è allargato (ieri ndr.), perché il supporto della Bce verrà meno e questo pesa più della buona notizia da risk on della vittoria dell’europeista Macron su Le Pen».
La ritirata della Bce dal mercato dei titoli di Stato, in particolar modo italiani, e il rialzo di rendimenti e tassi d’interesse a partire dagli Usa e per proseguire in Europa, sono due fenomeni che riportano in superficie il problema della sostenibilità del debito pubblico. Per controbilanciare questi trend e il tapering della Bce, ai mercati occorre un colpo d’ala sul fronte della realizzazione del progetto europeo in ambito finanziario. La lista degli obiettivi non ancora raggiunti, del tutto o in parte, è molto lunga e Macron potrebbe diventare un personaggio chiave per accelerare il passo. L’Unione bancaria è ferma, manca la garanzia unica sui depositi fino a 100mila euro e un accordo sul peso dell’esposizione al rischio sovrano (ora praticamente risk free) ai fini del capitale prudenziale. Il bail-in è confuso e la ricapitalizzazione precauzionale sta diventando un buco nero. La Capital Market Union procede lentamente sul fronte dell’armonizzazione delle regole, dei nuovi strumenti di finanziamento per le PMI e sul ruolo degli investitori istituzionali come i fondi pensione e le compagnie di assicurazione nel finanziare le imprese. Sul futuro del fondo salva stati ESM (Meccanismo europeo di stabilità) il dibattito è accesissimo ma è accademico, non politico. Eppure l’ESM, che ha 375 miliardi disponibili con un capitale paid-in di 80,4 miliardi, è una risorsa sottoutilizzata. Potrebbe divenire il Fondo monetario europeo (e scalzare l’FMI dall’Europa); potrebbe emettere eurobond e project bond per estendere la portata del Piano Juncker e raggiungere l’unione fiscale e il ministero dell’economia europeo; potrebbe sostituirsi alla Troika (al posto della Commissione europea) come supervisore e garante del Patto di Stabilità e Crescita; potrebbe finanziarsi come una banca presso la Bce e divenire prestatore di ultima istanza, mettendo a disposizione una linea di credito di emergenza per il funzionamento del fondo di risoluzione unico, la garanzia unica per i depositi bancari se non addirittura favorire la creazione della bad bank europea per risolvere il problema dei non-performing loans. Tutto questo va scongelato: se Macron iniziasse a mettere carne sul fuoco, con l’Italia che fa la sua parte, partirebbe il rally sui BTp in pieno tapering.

Isabella Bufacchi

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