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Mercati globali «sommersi» da 20mila miliardi di liquidità

Quali misure restrittive, quale tapering? Le Banche centrali di tutto il mondo stanno continuando a inondare di liquidità i mercati finanziari come mai era avvenuto in passato. Certo, la svolta c’è stata, a partire dalla fine della scorsa estate: si parla sempre di più di politiche meno espansive (la Federal Reserve è impegnata in un ciclo, per ora moderato, di rialzi di tassi) e del passaggio di testimone dallo stimolo monetario a quello fiscale per sostenere la crescita economica.
Le parole si scontrano però con una realtà costituita dagli oltre mille miliardi di dollari utilizzati da inizio anno da Fed, Bce, Bank of England, Bank of Japan e Swiss National Bank per acquistare attività finanziarie, secondo i calcoli di BofA Merrill Lynch. E soprattutto si misurano con i bilanci delle principali Banche centrali mondiali che, messi insieme, raggiungono la misura rilevante di 20mila miliardi di dollari, ovvero oltre quattro volte l’ammontare pre-crisi di 10 anni fa.
Curiosamente i portafogli di Fed, Bce e BoJ, se riparametrati in dollari, si trovano tutti e tre più o meno sullo stesso livello attorno ai 4.400-4.500 miliardi: sono Francoforte e Tokyo ad aver raggiunto a colpi di riacquisti Washington che però, contrariamente a quanto si possa pensare, non sta scendendo di una virgola e non lo farà ancora in base a quanto confermato ieri sera da Janet Yellen. L’unico grande istituto centrale che sta apparentemente riducendo la misura del bilancio è la Banca del popolo cinese, circa 4.900 miliardi di dollari rispetto agli oltre 5.500 miliardi di due anni fa, ma si tratta di una pura illusione ottica dovuta al deprezzamento subito dallo yuan rispetto al biglietto verde in questi due ultimi anni e in valuta locale il portafoglio di Pechino resta in realtà pressoché stabile.
Per quanto si parli sempre più di tendenza alla normalizzazione, riportare quest’oceano di liquidità ai livelli di partenza sarà impossibile: bene che vada occorreranno anni, se non addirittura decenni. La Fed, che è quella in fase più avanzata in tale processo, deciderà nella seconda parte dell’anno non tanto se iniziare a vendere i titoli pubblici e privati che possiede, quanto se smettere di reinvestire l’ammontare derivante dai titoli in scadenza o delle cedole riscosse. Si tratta di una cifra attorno ai 52 miliardi di dollari ogni trimestre, destinata pure a raddoppiare fino a 107 miliardi l’anno prossimo, che resta però poca cosa e soprattutto un ammontare largamente prevedibile dal mercato. In più, come indica Stefan Gerlach, capoeconomista di Efg Bank ed ex vice governatore della Banca d’Irlanda, esiste un limite pari a circa 3mila miliardi al di sotto del quale non si può scendere determinato dal denaro in circolazione e dalle riserve bancarie «che fa pensare quanto la Fed abbia poca fretta di riportare il bilancio sui livelli pre-crisi».
Quando si riattraversa l’Oceano per concentrarsi in particolare sull’Eurozona ci si imbatte su una Bce ancora in piena accelerazione, con buona pace dei mugugni tedeschi. A fine aprile, secondo i dati comunicati due giorni fa dall’Eurotower, l’ammontare complessivo di asset pubblici acquistato dall’inizio del piano Draghi ha superato i 1.500 miliardi di euro. Al momento non vi sono motivi validi per pensare che i riacquisti vengano fermati prima di fine anno, cosa che comporterà un incremento del bilancio per ulteriori 480 miliardi.
La maggior parte degli analisti ritiene anzi che il programma possa proseguire anche il prossimo anno: «L’andamento dell’inflazione di fondo resta piuttosto incerto e la dinamica salariale contenuta, per questo ci aspettiamo che la Bce annunci a settembre che il Qe si protrarrà anche nel 2018» conferma Daniele Antonucci, economista di Morgan Stanley. La sua idea è che i riacquisti continueranno almeno fino a metà anno, se pur con importi mensili via via in diminuzione, mentre per il primo rialzo del tasso su depositi si dovrà attendere qualche mese in più.
Comunque vada, anche in questo caso si tratterebbe di una stabilizzazione del bilancio dell’Eurotower su una cifra prossima ai 5mila miliardi di euro e non certo di una sua riduzione, visto che si continueranno a reinvestire i proventi dei titoli scaduti e delle cedole. Come la Fed, anche la Bce non smetterà insomma del tutto di correre: lo farà semplicemente rimanendo sul posto, e tutta questa liquidità resterà fra noi a lungo.

Maximilian Cellino

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