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I mercati con il fiato sospeso sulla super spinta alla ripresa

Scriveva Barclays: «Crediamo che un accordo sarà raggiunto, se non questo weekend nel prossimo meeting. Altrimenti, il sentiment del mercato sull’Europa potrebbe deteriorarsi significativamente». Prevedeva Legal & General Investment Management: «Qualsiasi riduzione della componente di sovvenzioni sotto i 400 miliardi sarà probabilmente negativa per il mercato». Aggiungeva Morgan Stanley: «Ci aspettiamo progressi sul Recovery Fund nel meeting del weekend. E anche un pacchetto di stimoli fiscali da mille miliardi di dollari negli Usa entro fine mese. Se una delle due aspettative venisse tradita, siamo convinti che i mercati soffrirebbero, che il dollaro si rafforzerebbe e l’euro si indebolirebbe». Spiegava Capital Economics: «Ogni segnale di progresso decente sul Recovery Fund, che faccia fare alle sovvenzioni la parte del leone rispetto ai prestiti, sarà ben percepita dal mercato, specialmente sui titoli di Stato periferici».

Venerdì, alla vigilia del Consiglio europeo, questi erano i commenti degli uffici studi delle banche d’affari e delle case d’investimento. Sui mercati c’era un clima di cauto ottimismo. Anche per questo le Borse si sono mantenute toniche nelle ultime settimane (si veda articolo sotto). Poi è arrivato lo spettacolo desolante di questi giorni: trattative logoranti, muro contro muro, incomunicabilità, veti e infiniti meeting notturni. È vero che l’eventualità di un rinvio delle decisioni non è mai stata esclusa, dunque la trattativa ad oltranza non è una sorpresa, ma le immagini e le notizie arrivate dal vertice europeo fanno temere che il compromesso sul Recovery Fund alla fine possa essere al ribasso. Evento che peserebbe sulle Borse. Infatti già ieri sera, a Sydney, l’euro ha aperto in calo dello 0,2% a 1,1408 sul dollaro.

L’asticella dei 400 miliardi

Qual è la dotazione del Recovery Fund che sarebbe ritenuta insufficiente dai mercati? Probabilmente – secondo vari esperti – il confine tra successo e insuccesso è sui 400 miliardi di sovvenzioni. Cifra che porterebbe i contributi a fondo perduto del Recovery Fund intorno al 65% del totale. Se si scenderà sotto questa asticella, è difficile che le Borse e i mercati finanziari possano prenderla bene, almeno nell’immediato. Soprattutto lo spread tra BTp e Bund, che nell’ultima settimana era sceso da 176 a 170 punti base proprio nella speranza del Recovery Fund di cui l’Italia sarebbe grande beneficiaria. Se si arrivasse invece a varare un Recovery Fund con sovvenzioni di almeno 400 miliardi (pari al 65% dell’intero programma), allora si potrebbe parlare comunque di esito moderatamente positivo. E le Borse potrebbero prenderlo per quello che è: l’ennesimo compromesso europeo, inferiore alle attese, ma da non buttare via.

Il rischio: Borse molto alte

Il problema è che le Borse arrivano a questo appuntamento del Recovery Fund dopo un forte rally. Oggi i prezzi dei listini sarebbero coerenti con una ripresa economica a “V”: cioè un forte rimbalzo dell’economia globale (europea inclusa) dopo la caduta causata dalla pandemia. I dati congiunturali qualche segnale positivo lo stanno lanciando, ma nulla lascia presagire, nella realtà dei fatti, che la ripresa possa davvero essere a “V”. Anche perché il coronavirus lancia segnali inquietanti. Morale: i mercati, nella loro euforia, scontano uno scenario che non pare avere grandi probabilità di realizzarsi. Ecco perché gli investitori guardano con speranza anche agli stimoli fiscali: perché senza ulteriore “benzina”, le aspettative incorporate nei prezzi di Borsa diventano meno realizzabili.

La speranza: le banche centrali

A sostegno dei listini restano però almeno due elementi: le forti politiche monetarie di Fed e Bce (su entrambe ci sono aspettative di incrementi della potenza) e la quantità abbondante di cash nei portafogli degli investitori pronta ad essere investita in Borsa (in assenza di notizie negative). Sul fronte delle politiche monetarie, le aspettative sono forti. Nell’ultimo meeting, la Bce ha mostrato la volontà di usare tutte le risorse per sostenere l’economia. Tanto che ci sono alcuni uffici studi che si aspettano un aumento dell’importo del piano di acquisti pandemici di titoli (Pepp) verso la fine dell’anno. E anche le aspettative sulla Fed sono alte. Questo continuerà a sostenere i mercati. Ma il problema resta: senza l’altra stampella, cioè nuove politiche fiscali espansive, giustificare questi livelli delle Borse rischia di diventare difficile. Ecco perché il Recovery fund è importante.

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