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Mercati col fiato sospeso Draghi prepara le armi per la tempesta perfetta

Era stato pensato come un blitz, un’esca per chiudere in 24 ore la crisi greca. Ma il documento pubblicato ieri dalla Commissione europea per «informare» i cittadini ellenici sullo stato dei negoziati sospesi unilateralmente da Tsipras non ha sortito l’effetto sperato. Il testo è ben più avanzato rispetto alle bozze pubblicate finora e rispecchia l’accordo che stava maturando venerdì notte quando gli sherpa di Atene hanno abbandonato le trattative in seguito alla decisione di Tsipras di convocare il referendum. C’è l’Iva al 13% per gli alberghi come chiedevano i greci, la possibilità di misure alternative sulle pensioni e l’allusione ad un taglio del debito.
Con un giro di telefonate tra Merkel, Renzi, Hollande, Juncker e lo stesso Tsipras gli europei hanno cercato di far capire al primo ministro greco che se avesse sposato il testo avrebbero convocato un eurosummit per questa sera in modo da finalizzare subito l’accordo, estendere il programma di salvataggio di un mese ed evitare alla Grecia giorni di caos. Ma in serata Tsipras ha nuovamente chiuso la porta rifiutando il compromesso e incolpando la Bce di aver portato Atene alla chiusura delle banche e della Borsa. Gli europei – ancor più infuriati con il collega – a questo punto sperano almeno che il testo pubblicato da Juncker sia quello che verrà effettivamente fatto votare ai greci domenica. Di modo che in caso di vittoria del “sì” già lunedì prossimo si possa siglare l’intesa sul salvataggio e chiudere la partita.
Ma intanto al voto di domenica si deve in qualche modo arrivare superando una settimana che ad Atene sarà all’insegna del panico. L’Europa ha superato la posizione durissima dell’Eurogruppo di sabato e ora implicitamente riconosce il referendum. Dalla Bce si risponde alle accuse di Tsipras facendo notare che Draghi e gli altri governatori centrali hanno tenuto intatte le speranze della Grecia di restare nell’euro evitando di chiudere l’Emergency liquidity assistance, il meccanismo per dare liquidità alle banche (Ela). In caso contrario Atene avrebbe dovuto restituire subito a Francoforte 89 miliardi precipitando nel default e rendendo inutile la consultazione popolare. Dall’Eurotower negano poi di non avere alzato il tetto dei prestiti – agli istituti ellenici servirebbero un paio di miliardi al giorno – per scelta politica, bensì perché imposto dalle regole che in queste condizioni non permettono al Governing Council di versare nuova la liquidità ad Atene. «Fino a quando i negoziati con i creditori erano in corso – spiegano dall’Eurotower – si poteva pensare che la crisi fosse transitoria e che le banche sarebbero tornate solvibili, ma dal momento in cui i greci hanno interrotto le trattative non possiamo più versare soldi».
La decisione non manda in default immediato la Grecia, ma lascia il Paese in uno stato comatoso che dovrebbe comunque permetterle di arrivare al referendum senza dichiarare bancarotta, inevitabile in caso di vittoria del “no”. Atene dovrebbe avere ancora un paio di settimane, al massimo fino al 20 luglio, prima di cadere in default visto che a Bruxelles parlano di un accordo con Fmi e Fondo salva-Stati (Efsf) di non prendere il rimborso immediato dei debiti martedì prossimo, quando i greci non pagheranno la rata da 1,6 miliardi che devono all’istituzione di Washington. Come fatto ieri dalla Bce.
Intanto, fino a domenica, per evitare il contagio i governatori centrali resteranno in costante contatto con Draghi «determinati a usare tutti gli strumenti» a loro disposizione per evitare che la Grecia infetti gli altri soci di Eurolandia. Fiduciosi che non vada come nel 2011. Da allora hanno nuove munizioni per tenere a bada i mercati. Innanzitutto il Quantitative Easing lanciato a marzo da Draghi per riportare l’inflazione intorno al 2% con l’acquisto di 60 miliardi di titoli pubblici al mese. Il bazooka già di per sé protegge l’eurozona da un’impennata degli spread, ma l’Eurotower è pronta a potenziarlo in caso di turbolenze (per gli analisti fino a 80 miliardi). Il Qe oltretutto si è aggiunto allo scudo anti-spread (Omt) – acquisto di titoli di un singolo Paese in cambio di impegni su conti e riforme – creato nel 2012 e la cui semplice esistenza (non è mai stato azionato) fino ad oggi ha scoraggiato gli speculatori dall’attaccare l’euro.
Rispetto a quattro anni fa c’è poi l’Unione bancaria che ha spezzato il legame tra rischio sovrano e bancario, con gli operatori che in caso di turbolenze sui titoli di Stato non dovrebbero automaticamente abbandonare gli istituti di credito (che oltretutto hanno requisiti patrimoniali più solidi) con conseguente rischio di fallimenti e crollo dell’intero sistema.
Infine sabato nel chiuso dell’Eurogruppo i ministri delle finanze si sono impegnati ad accelerare l’attuazione del rapporto dei 5 presidenti sulla nuova governance dell’euro i cui strumenti, a partire dalla garanzia europea sui depositi bancari, dovrebbero irrobustire la moneta unica.
Queste le armi che fanno sperare ai dirigenti europei di superare nel breve la crisi greca con danni limitati.
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