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Mercati cauti sui titoli di Stato

Nel giorno in cui le banche europee prendono in prestito 82,6 miliardi dalla Bce a condizioni da saldo (0,15% su un prestito a 4 anni) e in cui gli scozzesi votano per la secessione, i mercati finanziari hanno reagito con qualche apparente segnale di schizofrenia. L’euro si è rafforzato sul dollaro, ma il biglietto verde si è a sua volta rafforzato su tutte le principali valute. Gli acquisti sull’euro – solitamente associati a fasi di appetito per il rischio – non sono stati però accompagnati dagli acquisti sui titoli di Stato della periferia dell’Eurozona con i tassi del BTp decennale e del Bonos spagnolo in leggero rialzo (2,44% e 2,28%). Le vendite hanno però colpito anche il Bund tedesco (salito all’1,08%): di conseguenza lo spread tra Italia e Germania si è rimasto stabile a 136 punti.
E poi c’è Piazza Affari che si è staccata dall’andamento medio delle Borse europee. Il Ftse Mib ha chiuso piatto (+0,08%) mentre il listino di Francoforte è balzato dell’1,4%, un po’ meglio degli altri listini europei (Eurostoxx 50 a +1,05%). Come mai andamenti apparentemente scorrelati? Cominciamo con ordine, e cioè con il mercato delle valute. L’euro ha iniziato la giornata debole con un un minimo a 1,282 per poi accelerare nella seconda parte e chiudere a 1,292. Gli acquisti sono partiti dopo l’annuncio dell’asta di prestiti T-Ltro (Targeted long term refinancing operation) che ha finanziato 255 banche europee per 82,6 miliardi (circa 23 miliardi alle italiane). Importo sotto le attese del mercato (oltre 130 miliardi), ma va considerato che si è trattato pur sempre di un aumento dell’offerta di moneta, che arriva in condizioni di sostanziale trappola della liquidità e quindi ha dato forza all’euro. Allo stesso tempo gli investitori hanno interpretato in modo ambiguo l’esito della prima tranche di prestiti Bce (ne seguirà una seconda a dicembre con un potenziale plafond di 318 miliardi). C’è chi ipotizza che la seconda asta andrà sicuramente meglio (perché molti istituti potrebbero aver assunto un atteggiamento guardingo in attesa che si chiudano asset quality review e stress test della Bce a ottobre). Altri invece interpretano l’esito del T-Ltro come un flop in senso assoluto e che, a questo punto, alla Bce non resta che attuare una nuova manovra espansiva, un quantitative easing che preveda l’acquisto non solo di titoli cartolarizzati Abs (come in programma da ottobre) ma anche di titoli di Stato. Scenario che spingerebbe a una svalutazione dell’euro.
Ambiguità anche Oltreoceano. Gli indici a Wall Street hanno toccato nuovi record con il Dow Jones a 17.252 punti e l’S&P 500 a 2009 punti. Le Borse hanno continuato a prezzare le frasi di mercoledì del governatore della Fed, Yanet Yellen, che ha detto che la politica monetaria sarà accomodante per un «periodo considerevole di tempo». Ma allo stesso tempo, la prospettiva di un rialzo dei tassi tra 6-9 mesi ha spinto il dollaro a rivalutarsi sulle principali valute. Il Dollar index ha sfiorato gli 85 punti tornando sui livelli di giungo 2010. A sostenere il dollaro anche nuovi positivi dati macro sul mercato del lavoro (calo oltre le attese delle richiese dei sussidi di disoccupazione). In scia, lo yen ha toccato i minimi dal 2008 sul dollaro. Non è passato inosservato lo scatto della sterlina (sui massimi da due anni sull’euro) con gli investitori che hanno puntato in anticipo sulla vittoria del «no» al referendum in Scozia per l’indipendenza (oggi i risultati).
Quanto a Piazza Affari, non ha seguito le altre Borse anche perché penalizzata da un report del Fondo monetario internazionale («l’economia italiana sta incontrando difficoltà a emergere da una prolungata recessione»). I titoli bancari si sono mossi in ordine sparso. In forte calo Banca Mps e Bper (penalizzati da stime al ribasso di Barclays e Socgen). Bene Mediobanca e Ubi banca. A questo punto in molti si augurano che i miliardi della Bce finiscano all’economia reale. Ma alcuni trader non la pensano così. «È uno dei motivi per cui gli spread sui titoli di Stato periferici sono destinati a restringersi. Chi non è euro-based, si indebita in euro per poi investire in titoli di Stato di Paesi dell’Eurozona che offrono elevati rendimenti nominali e reali, questo vale per i Bonos spagnoli, gli Ot portoghesi ed i Btp italiani – spiega un esperto -. Lo stesso si può fare ovviamente essendo anche euro-based, magari attingendo proprio ai rifinanziamenti della Bce».

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