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Mercati appesi alle mosse di Madrid

Con l’incognita, ancora irrisolta, su se e quando la Spagna farà ufficialmente richiesta di aiuti, sui mercati prevale un certo attendismo. Ieri l’avvio di seduta delle Borse europee è stato in ribasso, in scia ai deludenti dati macro di Cina (frenata dei servizi) ed Eurozona, (l’indice Pmi dell’area resta sotto i 50 punti, soglia che indica una contrazione dell’economia). Gli indici hanno recuperato nel corso della seduta per chiudere contrastate: in leggero rialzo Milano (+0,25%) Francoforte (+0,22%) e Londra (+0,28%); sotto la parità Parigi (-0,24%) e Madrid (-0,51%).
Bene i dati macro Usa
Gli indici hanno reagito positivamente a una serie di dati macroeconomici Usa. In primis quelli sul mercato del lavoro. A settembre – ha comunicato la società Adp – sono stati creati 162mila posti di lavoro nel settore privato, meglio dei 140mila attesi dagli analisti. Il dato ha alimentato l’ottimismo degli operatori in vista dei dati ufficiali sull’occupazione che saranno diffusi venerdì dal governo americano. Meglio del previsto anche l’indice Pmi servizi, salito a settembre da 53,7 a 55,1 punti. Non stupisce quindi la performance di Wall Street che ha chiuso in rialzo (+0,49% il Nasdaq, +0,36% l’S&P 500).
Spread in lieve rialzo
Sul fronte dei titoli di Stato la seduta, alla vigilia del direttivo Bce di oggi, è stata relativamente tranquilla. Per tutta la mattinata c’è stato un calo di rendimenti e spread dei Paesi periferici, con il tasso sul BTp decennale sceso brevemente sotto la soglia del 5% come non accadeva dallo scorso 20 settembre. Nel pomeriggio tuttavia sono prevalse le vendite che hanno riportato il differenziale di rendimento a quota 365 per l’Italia e a 433 per la Spagna.
I movimenti in ogni caso sono stati modesti e limitati alla scadenza decennale. Su tutte quelle più brevi (da tre mesi a cinque anni) infatti i tassi hanno proseguito la discesa iniziata da oltre due mesi, cioè da quando la Bce di Mario Draghi ha fatto capire di essere pronta ad intervenire per scongiurare l’implosione dell’area euro.
Lisbona torna sul mercato
Ieri c’è stato un altro segnale di ritrovata fiducia degli operatori nei debiti sovrani dell’Eurozona. Il Portogallo, uno dei tre paesi insieme a Grecia e Irlanda ad aver chiesto aiuti, ieri è tornato a rifinanziarsi con successo sul mercato. Lisbona ha realizzato uno swap (scambio) di titoli ritirando 3,757 miliardi di titoli, con scadenza settembre 2013 e convertendoli con titoli con “maturity” più lunga (ottobre 2015) e tassi in calo (dal 5,45% al 3,35%). Con questa operazione, Lisbona punta a rendere più sostenibile il debito. A settembre dell’anno prossimo in particolare andranno a scadenza 10 miliardi di euro di titoli. L’operazione “swap”, che arriva nel giorno in cui il governo ha annunciato nuove misure di austerità, è la prima su scadenze medio lunghe dal salvataggio da 78 miliardi di euro di aprile 2011.
Prosegue la corsa dell’oro
Restano sui massimi le quotazioni dell’oro che, sulla spinta del recente piano di stimolo monetario deciso dalla Federal Reserve americana (Quantitative easing 3), ha toccato nei giorni scorsi i 1791,20 dollari l’oncia, ai massimi dal novembre 2011. Proprio ieri peraltro la Bce ha comunicato che, per effetto del recente rally del metallo giallo, il valore delle proprie riserve auree è salito di 45, miliardi attestandosi a 479,3 miliardi di euro.

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