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Mercati, ancora febbre alta le Borse falliscono il rimbalzo il petrolio sotto i 48 dollari

Ancora nuovi minimi per euro e petrolio mentre i mercati europei falliscono il tentativo di rimbalzo e Wall Street imbocca con decisione la strada del ribasso. Qualche ora prima, sui mercati asiatici, Tokyo aveva perso il 3%. Pur senza le punte di drammaticità della vigilia, i mercati finanziari continuano ad essere molto nervosi per la crisi greca e il ribasso apparentemente senza fine del greggio, che ieri è sceso sotto i 48 dollari a barile (47,93) in calo di oltre il 4% rispetto alla vigilia. Un fattore che ha contribuito forse più dei contrastanti dati macroeconomici Usa a spaventare Wall Street (il Dow Jones ha trascorso buona parte della giornata in perdita dell’1%). Sempre molto debole anche l’euro, che ad un certo punto ha segnato il nuovo minimo dal febbraio 2006 a 1,1884 dollari, poi ha tentato di recuperare qualche posizione ma in tarda serata era di nuovo a 1,1897 (1,1915 la rilevazione ufficiale della vigilia).

Euro debole e greggio giù aiutano ma non bastano, avverte comunque il premier Matteo Renzi. «È vero che il deprezzamento dell’euro, il crollo del petrolio, le riforme strutturali aiuteranno i dati macroeconomici a tornare col segno più. Ma tutto ciò non basterà senza una politica economica più legata agli investimenti», scrive Renzi sulla sua E-news.
Ieri la delusione maggiore forse è venuta da Piazza Affari, che nella prima parte della seduta aveva tentato l’affondo guadagnando fino all’1,7%. A fine giornata si è rimangiata tutto e ha chiuso in perdita dello 0,25%; Francoforte non si è mossa (-0,04%) Parigi ha ceduto lo 0,68% e Londra lo 0,79%.
In rialzo lo spread dei Btp con il bund: 141 punti, quasi dieci in più rispetto al giorno prima.
Niente comunque rispetto a quello che potrebbe succedere in uno scenario senza moneta unica, secondo il presidente dell’istituto di ricerca tedesco Diw, Marcel Fratscher. «L’euro è una vera ancora di stabilità – ha spiegato – senza euro paesi come Italia e Spagna pagherebbero sul debito non gli interessi del 2%, ma nell’ordine del 10 o 12%».
E ieri la Commissione, attraverso il suo vice presidente Jyrki Katainen, ha ribadito che «la partecipazione degli Stati all’euro è irrevocabile». Katainen ha aggiunto: «Forse dovremo minacciare sanzioni» per spingere i paesi a fare riforme strutturali, visto che la crisi attuale «è più strutturale che dovuta ai bilanci pubblici».
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