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«Mercati a rischio sul debito Usa»

La scadenza del tetto sul debito è una mina vagante per l’economia americana e mondiale. Lo sapevamo. Da ieri sappiamo qualcosa di più allarmante, direttamente da Barack Obama: non sarà pronto a negoziare coi repubblicani. Una deflagrazione – e la bancarotta degli Usa – è non solo possibile, ma probabile, se Boehner e compagni insisteranno con una posizione «inaccettabile», che lega i tagli al disavanzo al rinnovo del tetto sul debito.
Ieri anche il presidente della Fed, Ben Bernanke, ha sottolineato che «è urgente innalzare il tetto del debito», ricordando pure che la Fed monitora gli effetti del quantitative easing. Sulla stessa linea il segretario al Tesoro Geithner.
Dal fine settimana sappiamo che il governo non interverrà, che l’emissione di dollari in platino per mille miliardi di dollari era uno specchietto per le allodole. E che il 14° emendamento alla Costituzione che autorizza un presidente a “pagare” il debito del Paese non verrà utilizzato a meno di casi estremi.
In una conferenza stampa a sorpresa, il presidente Obama ha ingaggiato la battaglia contro i repubblicani da fare sembrare un’amichevole lo scontro di fine d’anno sul primo capitolo del fiscal cliff. «Il problema non è del governo, è del Congresso che aveva autorizzato erogazioni di spesa. Non accetterò che vi sia una pistola puntata alla tempia degli americani», ha detto Obama usando toni aggressivi.
Per ora i mercati hanno reagito con molta calma. E a giudicare dall’andamento di Wall Street dopo la conferenza stampa del presidente, il rischio di uno sforamento del tetto sul debito e del conseguente fallimento del governo è minimo: a fine seduta, il Dow era in aumento dello 0,2%.
Il problema è che la retorica può avere conseguenze. E il tono di ieri del presidente è stato esplicito, razionale dal punto di visto logico ma inaccettabile dal punto di vista dei repubblicani e della loro politica. «Voglio tagliare 4mila miliardi di dollari dal disavanzo pubblico, abbiamo già fatto passi in avanti l’anno scorso e quest’anno, un compromesso è possibile, ma debito e disavanzo sono due cose diverse». Il rinnovo del tetto sul debito – ha chiarito Obama – consente semplicemente al governo di sborsare pagamenti contratti dal Congresso. In effetti è il Congresso che decide in materia di spesa ed è il Congresso che ha già autorizzato certe spese: «Sono conti che riguardano il passato, il Parlamento ci chiede di pagare ma poi non ci dà gli strumenti per farlo. Questo è inaccettabile». Vero. Ma in passato il tetto sul debito era già diventato oggetto di negoziato. «Questa volta è diverso – ha insistito Obama – non consentirò che questo avvenga per tutelare la mia presidenza e quelle future». I repubblicani hanno reagito male: «Non cederemo perchè gli americani vogliono che per ogni dollaro di aumento del debito vi sia un taglio di un dollaro di spesa» ha detto John Boehner, il presidente della Camera. Insomma la partita si fa difficile.
Le parole di Obama non hanno inciso sui mercati europei, già chiusi prima dell’inizio del discorso. Il Ftse 100 di Londra ha chiuso in lieve calo (-0,22%), mentre il Dax di Francoforte ha registrato un +0,18% e il Cac di Parigi un +0,06%. Milano è arretrata dello 0,64% mentre lo spread ha registrato un rialzo sulla scia delle prese di beneficio, chiudendo a quota 265 punti base. Da segnalare i miglioramenti di outlook di Standard & Poor’s sul Lussemburgo e Finlandia (entrambi da negativo a stabile), che si sono visti confermare la tripla A. Mantiene la massima valutazione possibile anche l’Olanda, il cui outlook rimane però negativo.

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