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Mercadante, attivista della City pronto a giocare la partita Ubi

Nato nel 2004, circa sei dipendenti all’attivo compreso il fondatore Edoardo Luigi Mercadante, che ne è anche il ceo, base da sempre a Londra, Parvus Asset Management, il fondo comparso nel capitale di Ubi Banca con una quota dell’8,6% è da ieri un “osservato” speciale. L’ingresso nel capitale dell’istituto, con una quota così rotonda e in una fase così delicata, Ubi come è noto è oggetto dell’Ops promossa da Intesa Sanpaolo, non poteva passare inosservato. La domanda ricorrente, ovviamente, è quali siano le intenzioni del fondo rispetto all’offerta di Ca’ de Sass. In proposito, al momento, non esiste risposta certa ma può essere utile ricostruire alcuni passaggi.

Il pacchetto è frutto, per buona parte, della posizione costruita da Parvus sul titolo ancora nel 2017. La prima volta che il nome di Mercadante è stato associato a quello Ubi è stato infatti a novembre di tre anni fa. In quell’occasione emerse che il fondo figurava nel capitale con una quota pari al 5,091% complice una serie di contratti di equity swap. E proprio partendo da quella partecipazione sarebbe poi stata realizzata la posizione attuale. A fine novembre 2017 Ubi aveva di fatto appena completato l’integrazione di Banca Etruria e soprattutto registrava il record storico in tema di scommesse al ribasso sul capitale. È in questo contesto, dunque, che si è mosso la prima volta il fondo Parvus non nuovo, peraltro, ad avere una gestione attiva delle proprie quote. A ottobre 2016 Mercadante, con il partner dell’epoca, Mads eg Gensmann, che poi ha lasciato il fondo a fine 2018, ha scritto una lettera aperta al vertice di William Hill, di cui era uno dei principali azionisti, per bloccare la fusione con Amaya. Operazione che poi in poche settimane è effettivamente saltata. In quell’occasione Parvus aveva sottolineato come l’integrazione «non avesse alcun valore strategico e distruggesse valore» per i soci.

Ora, va detto, il fondo detiene il pacchetto in Ubi come gestione indiretta non discrezionale del risparmio. Questo significa che pur avendo le azioni in portafoglio di fatto l’ultima parola sulle eventuali decisioni strategiche da prendere spetta ai titolari effettivi di quelle quote. Ragione in più, sottolineano alcuni osservatori, per immaginare che quel pacchetto non sia riferibile ad investitori istituzionali ma piuttosto a investitori singoli privati, che proteggendosi sotto l’ombrello del fondo, al momento preferiscono non apparire ufficialmente. Difficile da dire. Tanto più considerato che per ora Mercadante si è fatto sentire poco in Italia, ha costruito una posizione corta su Brunello Cucinelli, è comparso con una quota rilevante in MutuiOnline ma diverso tempo fa e si è ritagliato piccole presenze in Nice, Yoox e con intento ribassista su Farmafactoring.

È in quest’ambito che fino ad oggi si è mosso Parvus. Ora la posta sembra decisamente più alta. Su Ubi è in atto lo scontro tra i soci storici sparsi tra Bergamo e Brescia e Intesa Sanpaolo che a valle dell’Ops ha piani ben differenti per la banca. Il ruolo del fondo potrebbe dunque rivelarsi cruciale per il buon esito o meno dell’offerta. E non è escluso che lo stesso fondo possa voler essere l’ago della bilancia nella partita. E che possa intravedere un possibile incremento di valore nell’investimento. Del resto non si spiegherebbe altrimenti l’acquisto dei titoli Ubi in una fase in cui l’Ops è già lanciata, e quando il titolo dell’ex popolare incorpora già da settimane il premio offerto da Intesa e a quello, peraltro, resta ancorato. «È coerente con l’idea che un fondo di investimento possa attendersi di estrarre ulteriore valore dal proprio investimento», spiega un analista.

Si vedrà. Di certo l’offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa su Ubi punta a creare il primo gruppo bancario italiano e uno dei principali in Europa. Avversata dai grandi soci storici – le Fondazioni di Cuneo e Pavia e alcune grandi famiglie imprenditoriali di Bergamo e Brescia, tutti riunite nel Car -, l’Offerta ha ricevuto il plauso delle agenzie di rating e di diverse case d’analisi.

Ieri su Intesa si è espressa anche Berenberg: secondo gli analisti «il dividend yield di Intesa è a rischio nel 2020», poiché il gruppo al pari delle altre banche deve affrontare i venti contrari derivanti dallo scoppio dell’emergenza da Covid-19. Nel report, la banca d’affari indica che Intesa dovrebbe tagliare il suo payout ratio al 50% dal 75% previsto per mantenere la flessibilità sul capitale. Nel complesso, Berenberg taglia le stime sui profitti per azione di tutte le banche Usa ed europee in media del 33%.

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