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«Meno vincoli all’e-commerce»

di Daniele Lepido

È scontro tra l'Unione europea e le imprese attive nel settore del commercio elettronico. Il 24 marzo il parlamento comunitario ha varato una proposta di direttiva in materia di tutela dei consumatori che potrebbe pesare sugli operatori per 10 miliardi di euro (soprattutto costi di trasporto). Misure che dovranno passare al vaglio degli Stati membri, ma che già scontentano l'industria per colpa di «una serie di obblighi che rischiano di metterci in ginocchio e di generare una pericolosa spirale inflazionistica sui prezzi dei prodotti online».

La pensa così Netcomm, il consorzio italiano dell'e-commerce, che è sceso in campo per protestare contro l'Ue a fianco di altre organizzazioni come la francese Fevad (Fédération e-commerce et vente à distance) e l'inglese Imrg (Interactive media in retail group).

Un allarmismo eccessivo, persino una battaglia di retroguardia per cambiamenti che dovrebbero invece favorire i clienti, oppure il giusto campanello d'allarme per un settore che nel nostro Paese ha iniziato a mettere le ali solo ora?

Al centro del contenzioso ci sono almeno quattro articoli della proposta di direttiva. Il primo è il 22a, che impone ai siti di e-commerce, rilevano da Netcomm, di consegnare la merce in tutta Europa «obbligando le aziende a prevedere sistemi di pagamento in sette valute differenti e contratti di spedizioni in 27 paesi». Poi l'articolo 12, sul diritto di recesso, portato dagli attuali 7-10 giorni a 28, consentendo di effettuare la notifica entro 14 giorni e la restituzione entro i successivi 14. Infine gli articoli 16 e 17, ancora sul diritto di recesso, con il sito di e-commerce che potrebbe essere tenuto al rimborso del consumatore sempre entro 14 giorni e non più entro trenta. «Questo può generare l'assurda situazione – spiega Roberto Liscia, presidente di Netcomm – di obbligare l'azienda a rimborsare il bene prima di averlo ricevuto indietro e non avendo la possibilità di verificare che sia integro e uguale a quello spedito».

Intanto a dare una dimensione del mercato italiano del commercio elettronico è il nuovo report di Casaleggio Associati, che sarà presentato oggi a Milano. Nel 2010 l'e-commerce ha fatturato 14,357 miliardi, in crescita del 43% sul 2009, quando valeva 10,037 miliardi. A trainare il mercato per il secondo anno consecutivo è stato il settore tempo libero, cresciuto di oltre due miliardi e mezzo a quasi 7 miliardi (il 48,5% del totale), grazie al boom dei giochi e delle scommesse online, seguito dal turismo, salito a 4,5 miliardi (31,4% sul totale). Bene anche l'elettronica di consumo che vale il 7% dell'intera torta, poco più un miliardo di euro.

Per il 2011 Casaleggio prevede un rilancio dell'e-commerce – scrivono nel report – «grazie al consolidamento degli attori e alla razionalizzazione del mercato dovuta alla chiusura di alcune iniziative che non hanno retto i due anni di crisi». Il concetto è questo: le piccole-medie realtà del made in Italy saranno sempre più "insidiate", nei diversi settori, da big esteri come Amazon e Groupon.

 

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