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Meno utili in Cina, Wall Street va giù La Bce avverte: attenti alle sofferenze

Secondo la Bce diverse banche europee non presentano ancora modelli di governance in linea con le migliori pratiche internazionali. Lo ha detto ieri Sabine Lautenschläger, componente il comitato esecutivo della Bce e vicepresidente del Consiglio di vigilanza, nel corso del convegno in Bocconi sul business model del futuro degli istituti di credito, organizzato dal Centro Baffi-Carefin in collaborazione con Intesa Sanpaolo. «Le banche devono riconquistare la fiducia di azionisti e creditori», ha aggiunto, perciò «sarà necessario un processo lungo e faticoso». Intanto ieri a Wall Street il Dow Jones ha chiuso in calo dell’1,9% principalmente in seguito al calo dell’8,8% registrato in agosto dai profitti delle aziende cinesi.
Quella della Bce è una segnalazione significativa. La rappresentante della Bce non fa riferimenti specifici, però sottolinea che il deficit di governo societario sta emergendo dagli Srep, gli esame dei presidi patrimoniali e organizzativi per far fronte ai rischi assunti, i cui risultati diventeranno definitivi entro novembre e saranno comunicati, con gli eventuali correttivi, a ciascuno dei 120 istituti vigilati.
In particolare, ha detto Sabine Lautenschläger, «una serie di banche, pur soddisfacendo i requisiti nazionali, non abbraccia le migliori pratiche internazionali sulla governance. Le nostre principali osservazioni includono esempi di concentrazione di poteri nella mani di singoli componenti il consiglio, la mancata separazione tra funzioni di gestione del rischio e di audit all’interno di una banca, l’esistenza di asimmetrie informative tra chi fa parte del board, e anche casi in cui quest’ultimo non dedica abbastanza tempo a discutere e ponderare singoli problemi». Tutto ciò «riduce la qualità del processo decisionale e la consapevolezza dei rischi e possono mascherare, se non incoraggiare, il malcostume». Da qui l’intenzione della Bce di attuare supplementi di inchiesta chiedendo agli istituti di «dare un seguito a quanto emerso dall’esame».
La rappresentante della Bce è stata invece «incoraggiante» rispetto al sistema italiano: «È sulla strada giusta, è migliorato molto nella governance e nei livelli di capitale». Tuttavia «c’è ancora qualcosa da fare sul piano dei crediti deteriorati» e in effetti in luglio le sofferenze hanno raggiunto un nuovo record a 197 miliardi, con un incremento del 14,5% rispetto a 12 mesi prima. Sulla bad bank Sabine Lautenschläger ha detto che si tratta di «uno degli strumenti possibili, ma non l’unico. Bisogna pensare però a come implementarla, tenendo conto delle normative nazionali». Interpellata infine sul «quantitative easing» ha risposto di ritenere «prematuro» parlare di un ampliamento: «lo scenario di base» «non è ancora cambiato». Nella scorsa settimana gli acquisti di titoli pubblici della zona euro sono stati pari a 11,16 miliardi, in calo rispetto ai 12,2 della settimana precedente.
Interpellato sul cambio di governance, il presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, ha precisato che l’istituto ha deciso di passare dal duale al monistico per «iniziativa interna» senza che «regolatori», Bce compresa, «e investitori abbiano indicato preferenze». Obiettivo è un «sistema efficace con elevata capacità di governance». Sul metodo elettorale «bisogna decidere».

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