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«Meno tasse, meno evasione»

«Indubbiamente», se la pressione fiscale fosse inferiore «ci sarebbe meno evasione, quanto meno non ci sarebbe l’evasione da carenza di liquidità». La certezza espressa alle 9 del mattino da Attilio Befera, direttore dell’agenzia delle Entrate e presidente di Equitalia, a Giovanni Minoli che lo intervistava per Mix24 su Radio24 ha mietuto ieri consensi quasi unanimi fra politica e mondo dell’economia.
Il tema è fra i classici del dibattito sulle tasse, ma punta al cuore dell’attualità nella settimana clou per il cantiere della legge di stabilità che dovrebbe avviare il taglio del cuneo fiscale. Confindustria è tornata a chiedere più risorse da mettere sul piatto, sempre in tema di classici il presidente di Unindustria Paolo Longobardi ha ricordato «con piacere» che l’analisi di Befera è fedele alle teorie di Athur Laffer, che quarant’anni fa mise nero su bianco il rapporto fra l’aumento della pressione fiscale e la crescita dell’evasione, e l’applauso è arrivato puntuale anche dal presidente di Confcommercio Carlo Sangalli. La politica si è concentrata di più su un’altra riflessione di Befera, che ha ammesso l’esistenza di una «evasione di sopravvivenza», ricordando che «l’evasione fiscale va combattuta tutta», ma che Agenzia ed Equitalia seguono «strategie diversificate» per concentrare «la massima intensità nella lotta ai grandi evasori». Sull’«evasione di sopravvivenza» si scatenò a fine luglio una polemica estiva a sinistra contro il viceministro dell’Economia Stefano Fassina, che a una domanda sul tema aveva tracciato la stessa linea seguita ora da Befera, ma le reazioni di ieri sono quasi tutte positive. Il Pd, con Federico Gelli e Giacomo Portas (entrambi alla Camera), sostiene che il direttore delle Entrate «fotografa la realtà» e chiede al Governo di «ascoltare Befera», mentre Massimo Bitonci (capogruppo della Lega al Senato) prende spunto per dall’intervista di Minoli per chiedere di «cambiare il redditometro». Fuori dal coro vanno segnalate le voci di Enrico Zanetti, responsabile fiscale di Scelta Civica, secondo cui «non c’è bisogno di tecnici che fanno a corrente alternata i politici senza mai sottoporsi al giudizio popolare», e sullo stesso piano si pone Simonetta Rubinato (esponente Pd della commissione Bilancio della Camera) quando dice che «da Befera ci si aspetta una lotta efficace a evasione ed elusione e non esternazioni di politica fiscale».
I fronti aperti sono molti, a partire dai due miliardi di arretrati sulle case ex-fantasma che «si potrebbero recuperare, ma in almeno due anni», sono stati la sede e l’impostazione dell’intervista, del resto, a dare una veste più “politica” che tecnica alle riflessioni di Befera, interrogato anche sulla sua ammirazione per Cavour («per il suo forte senso dello Stato e la capacità di elaborare strategie e perseguirle») e sulla «cultura dell’evasione» ancora presente in Italia. Una cultura che secondo il direttore delle Entrate va combattuta anche attraverso due battaglie parallele: quella agli sprechi della macchina pubblica, «che tolgono senso al nostro lavoro» di recupero delle imposte, e quella alle difficoltà ancora alimentate da «un insieme di norme e burocrazia contro cui stiamo lottando, e mi auguro che la semplificazione rimanga ai primi posti nella delega fiscale ora all’esame del Parlamento».
Sono gli stessi rapporti fra la politica e gli uomini del Fisco, del resto, a essere stati altalenanti secondo la descrizione di Befera. «Ci sono stati dei momenti – spiega – in cui ci siamo sentiti poco sostenuti, ora ritengo che vada un po’ meglio». Un miglioramento, questo, indispensabile per raggiungere l’obiettivo evocato anche ieri dal direttore delle Entrate, che oltre al gettito riguarda la «cultura», e l’idea «che le tasse vanno pagate perché servono a finanziare i servizi e, cosa ancora più importante, a redistribuire il reddito». Ed è proprio questa considerazione ad aver acceso qualche critica sulla veste troppo “politica” del Befera di ieri.

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