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«Meno tasse per la ripartenza. Non fermateci»

«In fabbrica si lavora garantendo la sicurezza. Gli esperti in materia sanitaria hanno dettato norme che noi imprenditori stiamo rispettando. Credo dunque che si debba continuare a lavorare, se possibile a ranghi ridotti. Bloccare del tutto la produzione avrebbe un impatto drammatico, con la perdita di posti di lavoro. Il nostro è un tessuto delicato e, in particolare per molte piccole e piccolissime attività, chiudere ora vorrebbe dire non riaprire più».

A parlare è Licia Mattioli, 52 anni, torinese con origini napoletane. Sua la Mattioli gioielli, 70 milioni di euro di fatturato. L’imprenditrice è vicepresidente di Confindustria peria per l’Internazionalizzazione. Oggi Mattioli è in corsa per la guida dell’associazione insieme con il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi. Il 26 marzo si vota, coronavirus permettendo. Qualcuno parla di preferenze inviate ai saggi via pec, altri di voto online, ma la soluzione ancora non c’è: Viale Dell’Astronomia affronterà il problema nei prossimi giorni.

Lei sa cosa dice in Confindustria vero?

«Cosa?»

I saggi avrebbero registrato che la gran parte del consenso è dalla parte di Bonomi. Alcuni, tra cui il presidente di Federlegno-arredo Emanuele Orsini, le hanno chiesto di farsi da parte, per non tenere l’organizzazione nell’incertezza…

«È vero, siamo in emergenza. Ma non credo che la risposta alle emergenze vada trovata nella limitazione della dinamica democratica».

Quindi, avanti, fino al consiglio generale del 26 marzo?

«Se l’epidemia non costringerà a un rinvio, certo».

Oggi è prevista la presentazione dei programmi al consiglio generale. Che cosa distinguerebbe la sua presidenza?

«Sarebbe la presidenza di un’imprenditrice manifatturiera, fortemente vocata all’internazionalizzazione. Io stessa faccio all’estero l’85% del fatturato. Credo che una delle mie caratteristiche sia la capacità di dialogare, di lavorare con le altre organizzazioni d’impresa in Italia e con i nostri omologhi all’estero, Bdi tedesca e Medef francese».

Al vertice

L’imprenditrice resta in corsa per la presidenza: priorità

le fabbriche aperte

Cosa chiederebbe al governo?

«Abbiamo bisogno di liquidità, va rafforzato e garantito l’accesso al credito delle imprese soprattutto una volta che questo shock sarà finito. Via plastic tax e sugar tax. Aumento della soglia di compensazione tra debiti e crediti della pubblica amministrazione. Accelerazione dei rimborsi delle imposte. Ripensamento dell’entrata in vigore dell’articolo 4 del decreto che fissa le ritenute in materia di appalti, così come delle norme sulle crisi d’impresa, che dovrebbero entrare in vigore a febbraio 2021».

Ma non sarebbe anche…

«Dimenticavo».

Prego.

«Da subito bisognerebbe rendere deducibili al 100% le donazioni delle imprese agli ospedali che affrontano l’emergenza coronavirus. La generosità dei miei colleghi è tangibile in questi giorni».

Dicevamo, l’industria era già in crisi, esistono problemi strutturali da affrontare.

«Sì, abbiamo un gap di politica industriale da tempo. Oggi siamo nel mezzo di una guerra, appena finita dovremo ricostruire il Paese. Serve un piano straordinario di rilancio delle infrastrutture: individuiamo 10 opere infrastrutturali strategiche da far partire appena terminata l’emergenza. Poi lavoriamo a livello Ue per ottenere il giusto supporto, magari con gli Eurobond. E variamo un piano di rilancio all’estero del Made in Italy».

La Confindustria di Padova e Treviso ha chiesto le dimissioni del governo.

«Non pare il caso. In questo momento non ci possiamo permettere l’immobilità. Quando tutto sarà finito, valuteremo l’azione di ciascuno».

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